L'ARTICOLO DEL MESE

Generazione Dahl di Mara Pace

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[L’articolo è stato pubblicato su Andersen n. 334 (luglio-agosto 2016), che fa parte della speciale promozione di abbonamento di settembre, in occasione del centenario dalla nascita di Roald Dahl –> scoprila sul nostro BOOKSHOP]. Le bambine di ieri, folgorate sulla strada della Gipsy House, oggi si occupano di storie: editor, libraie, bibliotecarie, scrittrici, professioniste del libro.

“Quando ho letto il mio primo libro di Roald Dahl, ho capito che avrei amato tutti i libri.” Lo ha detto una ragazza, parlando con la scrittrice francese Marie-Aude Murail, che lo ha poi riferito ai ragazzi del festival Mare di Libri raccontando di quegli incontri speciali che ci trasformano in lettori. Trovo che questa frase, nella sua estrema semplicità, racconti con grande precisione l’impatto che Roald Dahl ha avuto sulla mia generazione: in queste pagine abbiamo raccolto alcune testimonianze di libraie, bibliotecarie, editor, scrittrici che sembrano confermarlo. Anche quando raccontano di un incontro mancato. Le streghe, Il GGG, Matilde e tutti gli altri libri dello scrittore britannico ci hanno insegnato il piacere di leggere, mostrandoci la forza sovversiva della letteratura, che ribalta gli stereotipi e smaschera l’ipocrisia e la prepotenza del mondo adulto, con un tale impeto che lascia quasi spiazzati. Si ride, ed è una risata liberatoria, ma con una sottile vena di cattiveria.
Ricordo come se fosse ieri, durante una passeggiata in città con i miei genitori, di essere entrata da Barbanzè, un negozio di giocattoli con angolo dedicato ai libri per ragazzi, per comprare qualcosa da leggere. Nulla che mi fosse stato chiesto, imposto o suggerito: quel giorno ero libera di scegliere. Esposta su un tavolo mi aspettava una copia de Le streghe: per la precisione, la seconda ristampa del 1988, anno della mia quarta elementare. Mi attrasse perché in copertina c’era una strega che però non sembrava affatto una strega. Dovevo assolutamente leggerlo, per saperne di più. L’amore a prima vista scattato in libreria è stato poi confermato dall’esperienza di lettura. Ricordo con precisione anche un’altra cosa: dopo averlo letto, ho cominciato a cercare e chiedere – in libreria e biblioteca – “altri libri così”. All’epoca non lo sapevo, ma non volevo soltanto un altro romanzo di Roald Dahl (anche se Il GGG è stata la lettura successiva): cercavo anche una collana (un altro Istrice scelto da Donatella Ziliotto), una grafica precisa (John Alcorn!), e un illustratore (Quentin Blake). Cercavo libri da amare allo stesso modo, che mi divertissero lasciando dentro di me una leggera inquietudine, una paura irrisolta, una domanda imprevista. Una volta adulta, quando nella redazione del “Giornale di Brescia” mi hanno affidato, per caso e per destino, la recensione di un libro per bambini che nessuno voleva accollarsi, ho sentito che si accendeva la scintilla della curiosità. Ero proprio contenta di scrivere quella recensione. Volevo leggere altri libri per ragazzi. Esistevano ancora Gl’istrici Salani? Le nuove generazioni leggevano Roald Dahl? Da quel giorno, i libri per ragazzi sono entrati stabilmente nella mia vita, per non andarsene più. Come giornalista, redattrice, traduttrice, non ho mai smesso di cercare l’incanto di quella prima lettura, libera e sovversiva, che a nessuno dovrebbe essere negata.

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GIULIA TADDEO, ha lavorato per cinque anni in Mondadori e oggi si occupa dell’ufficio stampa Rizzoli, con particolare attenzione al mondo dei ragazzi e ai social (@giuliataddeo su Twitter e clumsyjules.tumblr.com). Il suo primo libro di Roald Dahl è arrivato quando aveva nove anni. “È stata la maestra d’asilo di mia sorella, incontrata per caso nella Libreria per Ragazzi di Pisa, a consigliarmi di leggere Le streghe” racconta Giulia. “Mi si è aperto un mondo, ho imparato tutte le sfumature che esistono tra bello e brutto, buono e cattivo. E ho scoperto che la sottile malignità con cui Roald Dahl costruiva la sua geografia umana, mescolata a una buona dose di humor inglese, mi divertiva tremendamente. Non ha mai smesso di farlo. Per questo, ancora oggi, lo consiglio spesso: ai bambini, ma anche agli adulti.” I libri letti nell’infanzia hanno lasciato una traccia importante, anche nelle scelte professionali di Giulia. “Quando ho letto Matilde, ho capito che i libri potevano essere un amore che durava tutta la vita. Una difesa contro le piccole e le grandi ingiustizie. Oggi ne sono convinta tanto quanto allora. Più in generale, lo sguardo di Dahl mi ha insegnato ad avere ironia, innanzitutto nei confronti di me stessa. E che un pizzico di cattiveria non fa poi così male.”

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CATERINA RAMONDA, bibliotecaria, collaboratrice di Andersen e curatrice del blog di Biblioletture, aveva appena compiuto nove anni quando è stato tradotto in italiano Il GGG. “Il mio primo ricordo di quel libro è chiaro come un fotogramma” racconta. “Mi aspettava poggiato sul tavolo basso del salotto, il primo libro di una nuova pila da affrontare. La bibliotecaria del paese di collina dove sono cresciuta era una grande amica di famiglia, per cui non solo mi nutriva di nuovi titoli o mi utilizzava come cavia per i nuovi arrivi nei pomeriggi che trascorrevo in biblioteca, ma sovente mi lasciava i libri direttamente a casa.” Abituata a copertine datate dai colori stucchevoli, Caterina sentì all’improvviso di avere tra le mani qualcosa di nuovo. “Rompeva con tutto il resto, già semplicemente a guardarlo. Per non dire di quel che c’era dentro: una storia fantastica, scritta da uno che non si faceva problemi a mettere i petocchi in un libro e a inventare una lingua folle. Leggevo e ridevo. Quando mio papà mi chiese le ragioni delle continue risate, cominciai a leggerglielo ad alta voce, seduta sotto un albero di albicocche mentre lui trafficava nell’orto.” A quella prima lettura ad alta voce ne sono seguite mille altre in età adulta, perché Caterina ha letto Il GGG per tanti bambini, negli incontri a scuola o in biblioteca. “L’incipit si presta a catturare l’attenzione, a far entrare nella storia e – lasciato appositamente in sospeso – a suscitare la loro voglia di continuare la lettura, da soli o insieme. Continuo a pensare che la scelta di occuparmi di libri e di biblioteche per bambini e ragazzi sia in parte una conseguenza di quella fortunata stagione editoriale dei cui frutti ho potuto nutrirmi all’età giusta: credo non ci sia regalo migliore, per un bambino lettore, che avere a propria disposizione una schiera sconosciuta di autori, illustratori, editor, editori e promotori che lavorano con passione per regalarti le migliori storie possibili, seminando in qualche modo in te la voglia di fare la medesima cosa con altre generazioni.”

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ELENA ORLANDI, editor e curatrice, ricorda di aver letto il primo romanzo di Roald Dahl tra la fine delle elementari e l’inizio delle medie, seguendo un percorso insolito. “Ero una fortissima lettrice e già verso la quinta elementare leggevo titoli per più grandi, come la collana Gaia Junior della Mondadori. I miei fratelli, però, erano più piccoli di me e a un certo punto i romanzi di Roald Dahl sono entrati in casa. Quello che ricordo meglio, e che mi porta alla memoria anche lo spavento dei miei fratellini maschi e fifoni, è Le streghe. Lo lessi a undici anni, con un pelo di distacco in più, ma loro erano terrorizzati e forse, nel mio riportarlo di continuo nei nostri discorsi, c’era anche un piccolo istinto sadico. Del resto avevamo un papà che ci faceva continuamente scherzi, e che lo stesso amavamo moltissimo. Le streghe con quei loro piedi quadrati e le teste pelate invece facevano un po’ senso, oltre che paura. Ricordo molto bene anche i sorrisi trattenuti, con un pizzicorino nella pancia. Oggi penso che fosse lo stesso pizzicorino che provava anche Dahl scrivendo.” Ma che cosa è rimasto? Senza dubbio la sensazione che ci sia sempre qualcosa nascosto dietro la faccia delle cose. “Questa ricerca della perla nascosta è alla base del mio attuale lavoro come editor e curatrice. Faccio tanti lavori apparentemente diversi ma che penso abbiano in comune proprio questa ricerca delle cose nascoste, la capacità di guardare il mondo con uno sguardo un po’ laterale senza fidarsi o accontentarsi dell’immagine superficiale. In generale amo parlare con scrittori e artisti, perché più di tutti sanno mantenere uno sguardo laterale sul mondo. Amo ridere, e chissà, magari anche questo è un regalo di Dahl.”

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SILVIA SACCO STEFANELLA, autrice della saga Luce pubblicata da Mondadori, redattrice ed editor, racconta di aver letto il suo primo romanzo di Roald Dahl “nell’estate fatale in cui i giocattoli e le fiabe cominciano a sembrarti cose da bambini, ma le cose da adulti sono ancora lontane. Le streghe” spiega, “mi ha salvato da quello stato anfibio, facendomi capire che esistevano ancora piaceri travolgenti come animare le bambole o tremare di paura per Barbablù.” Il libro le è stato regalato dalla madre, che forse già immaginava l’incontro tra un autore irresistibile come Dahl e la figlia lettrice, vorace ma facile alla noia. “Credo di essere stata sequestrata da Le Streghe per un giorno intero, come accade con quei libri che vorresti goderti in una casa sull’albero, lontano da qualsiasi fonte di distrazione, con un maggiordomo che sale a portarti la cena senza obbligarti a interrompere la lettura. Dahl è stato anche di grande stimolo per la scrittura. Un autore che non intimidisce ma infonde coraggio, che si legge con il costante stupore di scoprire a ogni pagina: allora questo si può dire, si può scrivere proprio così, con queste parole schiette e sfacciate!” Allo stesso tempo, però, Silvia ricorda la sua indignazione di fronte a Matilde, che sovvertiva la morale delle letture a cui era abituata. “Matilde si vendicava, architettava piccole punizioni, metteva alla berlina la sacra, intoccabile famiglia. Insomma, faceva rispettare i propri diritti. Ora sorrido nel rendermi conto di quanto, a dispetto del mito di un’infanzia libera e selvaggia, dentro molti bambini possa nascondersi un insospettabile bacchettone.”

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SARA BOERO, che ha esordito giovanissima con L’estate del non ritorno (Fatatrac), oggi scrive per adulti e ragazzi, ha un blog, si occupa di editing, traduzioni, testi istituzionali, comunicazione web, e tiene corsi di scrittura creativa con Officina Letteraria. “I libri di Roald Dahl sono stati tra i miei primi, grandi amori di carta” racconta, “e se non ho mai smesso di leggere lo devo anche a lui. L’ho scoperto esplorando in totale autonomia la collezione de Gl’istrici Salani che avevamo in casa, spulciando tra quelle misteriose costine gialle ad altezza bambino nello studio di mio papà. Il primo è stato Il GGG, quando avevo circa sette anni. Anche mia mamma, che è molto brava a “dar voce” ai personaggi dei libri, ha contribuito al mio amore per Dahl con una memorabile lettura ad alta voce de Le streghe, qualche anno dopo. Ero incantata da tutte quelle parole strambe, fantasiose, irriverenti.” Sara attribuisce a Dahl la sua passione per le narrazioni umoristiche, e la convinzione che leggere sia decisamente divertente. “Insomma, devo ringraziare questo autore se oggi mi capita di spegnere l’abat-jour alle cinque del mattino per… cominciare ancora un altro capitolo, poi basta, giuro.” Come autrice, durante gli incontri nelle classi o nei video su YouTube, le capita spesso di citarlo, rileggerlo o passarlo sottobanco agli amici. “Un paio di mesi fa, durante un laboratorio di scrittura creativa, ho letto un suo racconto per adulti spassosissimo, La via verso il cielo, breve storia di un uxoricidio perfetto tratto dalla raccolta Le coppie infernali, a cura di Oreste Del Buono. Ve lo consiglio.”

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ALICE BIGLI è libraia, esperta di promozione della lettura e presidente dell’associazione culturale Mare di Libri, che promuove l’omonimo festival letterario che si svolge ogni anno, all’inizio dell’estate, a Rimini.
Il primo romanzo di Roald Dahl, Alice lo ha letto in quarta o quinta elementare, portato a casa dal padre al rientro dalla città. “Era difficile che potessi andare personalmente in libreria” ricorda. “I libri li compravano i miei genitori, ma non abbastanza in fretta, però: di solito passava una settimana tra l’arrivo di un romanzo e l’altro, quando a me bastavano due giorni per finirne uno.” Non ricorda il primo titolo letto – se Le streghe, Matilde o Il GGG – perché nell’arco dell’anno e mezzo successivo si è fatta portare a casa tutto ciò che suo padre trovava in libreria dello stesso autore. “Roald Dahl, e la sua scrittura interamente dalla parte dei bambini, ha sicuramente segnato il mio percorso, indirizzandomi nelle scelte professionali” spiega. “Ha lasciato dentro di me l’idea che la letteratura per ragazzi nasconda tesori preziosi e che valga la pena occuparsene a livello professionale. Nella mia libreria Viale dei Ciliegi di Rimini mi capita spesso di consigliarlo, anche se per fortuna oggi è apprezzato e riconosciuto dalla maggior parte delle maestre. Molti bambini, quando arrivano da noi, lo conoscono già. Devo soltanto indicare da quale libro partire o come proseguire nella scoperta dell’intera opera.”

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FILOMENA GRIMALDI, che ha ricevuto quest’anno il Premio Gianna e Roberto Denti alla libreria dell’anno, è la voce fuori dal coro. Ha scoperto Roald Dahl a vent’anni, quando lavorava all’agenzia Einaudi di Perugia e frequentava la libreria Oberdan, con un bel reparto dedicato ai ragazzi. “Non sapevo ancora nulla di editoria per l’infanzia, andavo lì a studiare lo scaffale e a rifornirmi di libri. C’erano tanti titoli di Roald Dahl: pensai che doveva essere per forza un classico” racconta. “Comprai Gli Sporcelli, Le streghe e Il GGG, che lessi per primo – ridendo e commuovendomi – e di cui mi sono innamorata all’istante. Ancora oggi è in assoluto il mio libro preferito per ragazzi. Mi fermai a pensare con rabbia all’occasione perduta: quanto sarebbe stato bello per me scoprirlo da bambina, crescere leggendo Roald Dahl”. È stato così che Filomena ha iniziato ad approfondire la sua conoscenza della letteratura per ragazzi, fino ad aprire la Libreria Controvento, spinta da una motivazione molto forte: offrire ai bambini le opportunità di lettura che le erano state negate. “Sarei oggi una lettrice migliore se avessi avuto non solo più libri a disposizione, ma anche una biblioteca e degli adulti lettori consapevoli vicino a guidarmi, perché, come scrive Aidan Chambers, i lettori nascono da altri lettori”. Anche oggi Filomena non dà nulla per scontato: e ancora oggi, dalle sue parti, Roald Dahl non è affatto scontato. “Sono gli adulti che scelgono i libri, e non sempre riesco a convincerli, perché le illustrazioni sono in bianco e nero e le vicende assai poco rassicuranti. Grazie ai gruppi di lettura, però, qualcosa sta cambiando. Ho cominciato con Il coccodrillo enorme, e ci siamo divertiti molto: sono sicura che le illustrazioni in bianco e nero, d’ora in avanti, non saranno più un ostacolo per scoprire tutti gli altri libri dell’autore!”.

[Questo articolo è stato pubblicato su Andersen n.334 – luglio-agosto 2016. Scopri il resto del numero qui.]

 

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