L'ARTICOLO DEL MESE

Onda italiana di Anselmo Roveda

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In occasione della Frankfurter Buchmesse 2016 una riflessione su editoria, libri per ragazzi e export.

Nel 2015 gli editori italiani nel loro complesso, quindi non solo del settore ragazzi, hanno venduto all’estero i diritti di quasi 6 mila volumi; con un incremento sull’anno precedente di oltre l’11%. Un trend positivo che si comprende meglio valutandolo sui tempi medio-lunghi, confrontandolo con i dati raccolti negli anni. Da inizio secolo (dal 2001 al 2015), infatti, la crescita è stata complessivamente del + 228,6%, con una crescita media annua del 16,3%. Si è passati, insomma, dai 1.800 titoli venduti all’estero del 2001 ai 5.914 del 2015. Segni positivi per tutta l’editoria italiana, ai quali contribuisce in modo determinante l’editoria per ragazzi. Le conferme arrivano dalla recente pubblicazione di due ricerche curate dall’Ufficio studi dell’AIE (Associazione Italiana Editori): Mercanti di storie. Rapporto sull’import/export di diritti 2016 e Lo specchio capovolto. Rapporto sull’editoria per ragazzi 2016, entrambe dovute a Giovanni Peresson, nella seconda insieme a Pierdomenico Baccalario.
Certo, l’Italia resta innanzitutto un paese che compra dall’estero diritti (oltre 10.000 titoli nel 2015, con le letterature in lingua inglese a farla da padrone: UK, USA, Australasia), e questo è buon indice di cosmopolitismo; si tratta però, pur a fronte dei grandi numeri, di flussi d’entrata abbastanza stabili, dalle percentuali di incremento più ridotte (+2% nel 2015) rispetto a quelle dell’export (che vende meno titoli, i citati 5.914 nel 2015, ma che segna in incremento a doppie cifre positive, +11,7% nel 2015).
L’editoria italiana per ragazzi ha un ruolo importante nei successi esteri del comparto nazionale: oggi oltre un terzo dell’esportato viene da lì. Nel 2015, infatti, i libri per bambini e ragazzi hanno rappresentato quasi il 36% dei diritti di edizione ceduti all’estero. Otto anni prima, nel 2007, erano il 28,9% . Un incremento che nel periodo in esame ha permesso, in valori assoluti, di passare da 1.004 opere a 2.140 con un +131,1%. Pertanto, come sottolinea Peresson, «quello ragazzi appare come il settore in cui processi creativi e industriali di pre e post-produzione, così come le competenze aziendali e autoriali (da chi scrive a chi illustra a chi traduce), sono stati ripensati meglio e più compiutamente anche rispetto alle logiche di internazionalizzazione. Quando si dice che l’editoria straniera in questi anni ha acquistato la “qualità” del prodotto italiano e l’“eccellenza” del suo copy in Italy si dice in fondo una banalità. Ma si sintetizza efficacemente il concetto che si sposa con il fatto che il mercato ragazzi va meglio della media: si vendono più libri per bambini e questo resta un formidabile strumento di trattative.»
Tutti elementi in linea con lo stato di relativa salute anche del mercato interno, pur a fronte di contraddizioni locali – situazione demografica, calo generalizzato dei lettori (non bastano il +1% dell’ultimo anno o il focus su alcune età a far invertire tendenza) – e globali – situazione socio-politica e strascichi della crisi economica, avvento delle nuove tecnologie e mutate fruizioni dei contenuti – che devono interrogare non solo gli attori del mondo del libro, ma anche gli amministratori, qui sì nazionali, intorno alle politiche per l’educazione alla lettura.
Tornando ai dati sull’export italiano dell’editoria ragazzi nel 2015, con tutti i limiti di un solo anno di confronto (2014) e quindi con la possibilità di fattori contingenti, c’è da registrare la stabilità (+0,2%) delle cessioni verso l’Europa, mercato di riferimento con il 42,5% dei nostri titoli venduti; e i buoni incrementi verso Medio Oriente (+ 71,06% sull’anno, anche se solo sul 5,6% delle cessioni totali), Centro e Sud America (+32,7% sul 2014,  23,1% delle cessioni), Pacifico (+42,6% rispetto al 2014, 6,4% cessioni), Asia (+20,6% sul 2014, 16,4% cessioni) e perfino Nord America (+26 sul 2014, 5% delle cessioni), mercato tra i più ostici. Certo, come detto, il mercato di lingua inglese è quello tradizionalmente più difficile, ma è anche il più ricco, quello che gode di maggior diffusione, quello capace, di fatto, di orientare l’immaginario e i gusti narrativi di larga porzione del pianeta. Per far conoscere la letteratura italiana per ragazzi all’estero, soprattutto nel mondo anglofono, oggi forse non basta solo il lavoro meritorio, e già in essere, di tanti operatori italiani (editori, agenti, associazioni di categoria…) nello scoprire e proporre storie e autori. In Italia esistono già molti professionisti, dagli autori agli editori, capaci di dialogare con il mercato internazionale. È importante continuare, e implementare, la presenza nelle occasioni internazionali; del resto la ricerca AIE ben testimonia come la presenza alle fiere in giro per il mondo favorisca in modo decisivo la penetrazione verso nuovi mercati e il consolidamento su quelli tradizionalmente di riferimento. E soprattutto, e non da oggi, servirebbe un maggiore investimento nelle politiche che favoriscono la traduzione, sostenendo presso l’editoria internazionale le opere italiane.

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