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Bambini per sempre
di Anna Patrucco Becchi
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Qualsiasi cosa accada, nel Posto Incantato in cima alla Foresta un bambino e il suo orsacchiotto staranno sempre giocando… e noi con loro. La storia di Winnie The Pooh. |
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Sono trascorsi oltre ottant’anni da quando in Inghilterra fu pubblicato un libro destinato a restare nel cuore di molti piccoli e grandi lettori: Winnie-the-Pooh. Il suo autore Alan Alexander Milne, commediografo di un certo successo e redattore della storica rivista umoristica “Punch”, aveva scritto nel 1925 una storia della buonanotte per l’edizione natalizia delle “Evening News” ispirandosi al figlioletto Christopher Robin, che aveva allora cinque anni, e al suo amato orsacchiotto. Come vuole la tradizione britannica l’orso era stato donato al primo compleanno e il festeggiato l’aveva poi voluto chiamare Edward. In seguito il nome era stato cambiato però nel più fantasioso Winnie-the-Pooh. Il perché è spiegato dall’autore nella presentazione al primo libro dedicato all’orsetto, in cui confluì la storia della buonanotte scritta l’anno prima: al giardino zoologico l’animale preferito del piccolo Christopher Robin era l’orsa Winnie e pensando a questo orso in carne ed ossa il bimbo volle chiamare nello stesso modo anche il suo fedele compagno di pezza, il quale era tuttavia un maschio e ricevette quindi anche il curioso epiteto di “the Pooh” (il Puh), nome dato da lui precedentemente a un cigno. Per la cronaca l’orsa Winnie era stata acquistata a un cacciatore che ne aveva ucciso la madre da un luogotenente canadese, diretto con la sua truppa in Europa durante la prima guerra mondiale. L’animale, battezzato Winnipeg (abbreviato poi in Winnie) in onore alla città natia del militare, divenne la mascotte della brigata e giunse fino a Londra, dove fu affidato allo zoo. Qui rimase e fu, sino alla sua morte nel 1934, una popolare attrazione.
A Christopher Robin i genitori regalarono col tempo anche altri animali di stoffa destinati a entrare nel mondo letterario del padre: l’asino Eeyore (Isaia), la cangura Kanga (Kan) con il figliolino Roo (Guro) e Tigger (Tigro); mentre Piglet (Porcelletto) gli fu regalato da una vicina che lo incontrava sempre quando andava a passeggio con la governante. Fu lui per primo a dar vita a tutti questi pupazzi nei suoi giochi con la madre Daphne, tanto è vero che suo padre asserì di essersi limitato a descriverli e a prendere dal figlio il nome che non usava quasi mai (in casa veniva infatti chiamato Billy). Più tardi Christopher Robin accuserà tuttavia il padre di averlo derubato della sua identità per non lasciargli altro che “la vuota fama di essere suo figlio”. A. A. Milne si rese pur conto che Pooh stava diventando ingombrante per il figlio e decise di concludere le avventure dell’orso nel 1928 con il secondo volume intitolato The House at Pooh Corner, il quale si chiude con l’ingresso di Christopher Robin a scuola, che segna la fine dell’epoca dei giochi spensierati insieme a Winnie-the-Pooh, ma con la reciproca promessa di non dimenticarsi mai l’uno dell’altro.
Lo scrittore tedesco Erich Kästner disse una volta che i più si disfano della propria infanzia come di un vecchio cappello, se ne dimenticano come si scorda un numero di telefono ormai inesistente, e soltanto chi diventa adulto riuscendo a restare bambino può veramente dirsi un essere umano. Tale pensiero sottende anche i libri per bambini di Milne, ma l’adulto Christopher Robin non l’avrebbe certo condiviso. Immortalato bambino, non appena gli fu possibile cedette infatti tutti i suoi vecchi giocattoli all’editore dei romanzi, il quale a sua volta li donò alla Public Library di New York, dove sono ora custoditi in un’apposita vetrina climatizzata nella Central Children’s Room. Ci sono tutti, un po’ spelacchiati, a parte Roo che andò perso un giorno in un frutteto. Quello che molti interpretarono come un gesto indice di scarsa sensibilità non era altro che l’atto ufficiale con cui Christopher Robin tagliava definitivamente con il passato, lui che aveva trascorso la vita a cercare una sua strada “oltre Pooh”: dopo gli studi d’inglese al Trinity College di Cambridge andò in guerra e fu ferito a Salerno (ma restò a tal punto innamorato dell’Italia da tornarvi in vacanza con la moglie ogni estate per cinquant’anni), sposò la cugina prima Lesley, da cui ebbe una figlia – Clare - gravemente disabile, e con lei fondò The Harbour Bookshop, una piccola rinomata libreria a Darmouth nel Devon. Soltanto dopo la morte della madre, con la quale negli ultimi anni aveva rotto i rapporti, Christopher Robin si sentì in grado di rielaborare la sua infanzia e lo fece con molta sincerità, riscuotendo ampio successo di critica in due libri autobiografici: The Enchanted Place (Dutton, 1975) e The Path Through the Trees – The Story of My Non-Pooh Life (Dutton, 1979). Quando nel 1996 l’anziano libraio morì, avrebbe senz’altro preferito essere ricordato da alcuni intimi amici come Christopher Milne, piuttosto che dal resto del mondo come Christopher Robin.
La fama di Pooh però non pesò soltanto sulle sue spalle. Nel 2006 a Londra una mostra dedicata alle vignette politiche di Ernest Howard Shepard è stata intitolata L’uomo che odiava Pooh. Il fine illustratore inglese, collega di Milne nella redazione del “Punch”, si pentì infatti amaramente di avere acconsentito a illustrare le avventure dell’ ‘Orso di Pochissimo Cervello’, poiché questo suo lavoro mise in ombra tutte le sue altre opere, comprese le splendide e pur note illustrazioni per Il vento nei salici di Kenneth Grahame.
E Milne per primo fu legato indissolubilmente ai libri di Pooh che lo fecero tramontare come autore per adulti, benché con queste sue storie si rivolgesse non tanto ai bambini quanto al bambino che è in tutti noi - quel bambino a cui fa riferimento anche Kästner. Con il tipico gusto inglese per il nonsense e i giochi di parole Milne seppe toccare l’anima recondita di molti lettori e narrare il processo dell’immaginazione infantile. Nel primo capitolo l’orso, che viene inizialmente ancora chiamato Edward, scende le scale trascinato da Christopher Robin: è ancora un semplice pupazzo. Giunto in fondo comincia però la sua trasfigurazione, frutto della fantasia. Viene presentato col nome di Winnie-the-Pooh e papà Milne comincia a raccontargli una storia, di cui è protagonista insieme al bambino. Una storia che viene ripetutamente commentata tra parentesi da padre e figlio. Qui parlando di Christopher Robin si usa spesso e volentieri la seconda persona singolare, il “tu” al quale il padre narratore si rivolge interagendo con il figlio e mettendo in moto la sua fantasia. Come fa notare l’anglista John Meddemmen, autore della breve ma incisiva introduzione riportata nelle prime edizioni Salani dei romanzi (1993), “è strano, in un racconto, che la persona in ascolto chieda: ‘E poi io che cosa ho fatto?’ ”. Proprio qui risiede però l’originalità dei libri di Milne. È solo a partire dal secondo capitolo che Winnie diventa un personaggio a tutti gli effetti e le sue avventure vengono narrate senza mediazione paterna, salvo a chiusura del primo libro per anticipare il racconto di nuove avventure e accompagnare con lo sguardo Christopher Robin che sale le scale trascinando il suo pupazzo, che ora però non si chiama più Edward ma si è già guadagnato il nome con cui passerà alla storia. L’immaginazione si è fatta insomma realtà: la realtà del gioco.
Curiosamente la prima edizione italiana del libro (Garzanti 1967), uscita non a caso sulla scia del successo della versione cinematografica disneyana del 1966, omette sia le pagine introduttive che spiegano la nascita del nome dell’orso, sia la cornice realistica del racconto con i dialoghi tra padre e figlio, sia i loro commenti disseminati tra le pagine, facendo di Winnie sin dal principio un personaggio immaginario a sé stante. D’altra parte anche l’orsetto disneyano è divenuto in breve un personaggio autonomo, ha scalato il successo e si è presto aggiudicato la fetta più grande del marketing del marchio americano. Ora è il personaggio Disney più amato, addirittura più di Topolino.
Il cuore dei romanzi di Milne consiste però proprio nel passaggio dalla realtà all’immaginazione, tanto è vero che Luigi Spagnol nelle sue versioni per Salani (Winnie Puh e La strada di Puh, 1993) ritorna fedelmente all’originale e inserisce la già citata introduzione di Meddemmen, in cui s’ipotizza addirittura che i libri siano serviti all’autore per comunicare e giocare con il proprio figlio, cosa che non gli veniva spontanea forse anche per la presenza della tata, in un modo a lui più congeniale ovvero affidando “il suo amore alla pagina”. Nella nuova edizione (Istrici d’oro, 2009) Spagnol firma lui stesso l’introduzione, facendo delle considerazioni molto vicine alle nostre.
Lo spirito originario dei classici di Milne ha lasciato tracce diffuse nel mondo della letteratura infantile. Dopo Pooh altri pupazzi hanno preso vita nelle pagine dei libri, come ad esempio recentemente il coniglio Edward Tulane inventato da Kate Di Camillo (Giunti 2007) (sarà un caso che si chiami proprio Edward?). Una delle più poetiche eredità di Milne è di sicuro l’albo illustrato da Quint Buchholz nel 1993 Schlaf gut, kleiner Bär (Sauerländer), dove l’orsacchiotto protagonista si sveglia nella notte e ripercorre mentalmente al chiar di luna la giornata passata insieme al bambino a cui appartiene. I rimandi iconografici a Pooh sono più o meno espliciti, ma comunque inequivocabili.
Tutt’altra operazione è quella tentata invece ora da David Benedictus – personaggio attivo nel mondo del cinema, della radio e della televisione e che di Pooh aveva già curato un adattamento radiofonico – insieme all’illustratore Mark Burgess – esperto in materia di orsi per aver adattato e colorato le illustrazioni di Peggy Fortnum nell’edizione del cinquantenario di A Bear called Paddington scritto da Michael Bond. Sono loro gli autori del primo sequel autorizzato dagli eredi di Milne e Shepard di Winnie-the-Pooh: Ritorno al Bosco dei Cento Acri, pubblicato in contemporanea in Inghilterra e in Italia nell’autunno scorso; da noi per i tipi di Nord-Sud nella versione di Guia Risari (che probabilmente per una svista non è indicata come traduttrice). Ricalcando le orme degli autori storici, quelli odierni scrivono e illustrano dieci nuove avventure in tutto e per tutto simili a quelle originali, in cui come sempre Gufo porta avanti i suoi dotti studi, Coniglio assilla conoscenti e parenti, Isaia si lamenta, Kan si preoccupa del suo piccolo Guro che gliene dà adito, Puh conta le sue scorte di miele, Porcelletto lo segue in ogni impresa e Christopher Robin è sempre pronto a prendere in mano la situazione. Al gruppo si aggiunge solo un nuovo personaggio del bosco, l’intraprendente lontra Lotty. Benedictus riprende il racconto da dove Milne l’aveva interrotto e quando Christopher Robin entra in scena, lo troviamo cresciuto e in bicicletta, ma ben presto ci accorgiamo che nel cuore è il bambino di sempre. E lo stesso vale, crediamo, per tutti coloro che negli ultimi ottant’anni si sono lasciati affascinare dai personaggi che popolano il Bosco dei Cento Acri, essendo e restando per sempre bambini.
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Ogni scherzo vale
di Barbara Schiaffino
Il freddo quest’inverno ci sta dando dentro più del solito. Neve, pioggia e vento gelido non hanno però ostacolato lo svolgimento con successo delle prime iniziative dell’anno dedicate alla promozione della lettura e all’approfondimento delle tendenze in atto nel mondo del libro per l’infanzia. Da Torino, dove tra gennaio e febbraio si sono svolte la rassegna interculturale “Le mie lingue” e l’ottava edizione di Tantestorie, arricchita per la prima volta da un’interessante e partecipato convegno dal titolo “La letteratura per ragazzi oggi: evoluzione, nuove tendenze, mercato”, grazie alle sinergie messe in atto dalle Biblioteche civiche torinesi e dalla libreria La Torre di Abele con la Regione Piemonte e la sezione regionale dell’AIB: occasioni preziose di confronto e soprattutto buoni esempi dell’efficacia di fare rete. A Milano, invece, si rinnova a marzo l’appuntamento con la sesta edizione del Festival Quantestorie che quest’anno estende il calendario delle sue iniziative dal 2 al 26 marzo e raddoppia le sue sedi (Libreria dei Ragazzi di Milano e quella di Monza). Passando, ovviamente, da Parma dove si svolgerà il Festival Minimondi, alla sua decima edizione: auguri! E poi tanta attesa per la grande novità rappresentata da Bolibrì (26-28 marzo) che, insieme alla Fiera Internazionale del Libro (23-26 marzo), farà di Bologna una città tutta dedicata al libro per ragazzi. Tanti eventi progettati e promossi con grande cura e passione, dispendio di forze, sforzi ed energie: tutto ciò non ci può che scaldare il cuore.
Come ci scalda il cuore una notizia “fresca fresca” (appena di poche ore fa, per noi che stiamo per consegnare questo numero di Andersen in tipografia): la nascita del piccolo Leonardo Roveda, opera a quattro mani di Anselmo e Barbara. Siamo felici ed eccitati e vogliamo condividere questa grande emozione con tutti voi.
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Miguel Tanco
di Walter Fochesato
Da Siviglia a Milano, passando per New York e Bologna, il percorso di un illustratore internazionale capace di conquistare con i suoi lavori irrefrenabilmente vivaci, eleganti, sorridenti.
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Il Trenta per cento...
di Pino Boero
Il ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini ha annunciato l'introduzione di un tetto massimo di alunni stranieri per classe: “Non per discriminare ma al contrario per includere”. Ma anche al di là di altre considerazioni, alla scuola continuano a mancare le risorse per rispondere alla propria missione educativa.
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Chi ha rapito Arlecchino?
di Anselmo Roveda
Feste, mascherate e sfilate carnascialesche non tramontano. Negli ultimi anni però, soprattutto per l'infanzia, hanno un antagonista internazionale: Halloween. E sempre più bambini preferiscono Jack-o'-lantern a Colombina.
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Bambini per sempre
di Anna Patrucco Becchi
Vedi articolo a lato.
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L'infinita metamorfosi
di Giorgia Garberoglio
L'attore e regista americano John Turturro porta in scena ITALIAN FOLKTALES, le fiabe della tradizione italiana, produzione del Teatro Stabile di Torino. E dopo il debutto nel capoluogo piemontese, sarà la volta di Milano e Napoli.
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Real fornitori e premiate ditte
di Walter Fochesato
Carte intestate e fatture commerciali d'antan: un settore poco indagato del collezionismo cartaceo. Un piccolo scrigno d'immaginario, grafica e storia tra 800 e 900.
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Il ritorno della fantasia
di Germana Paraboschi
Lungamente sommerso dalle storie d'ambientazioni fantasy, il genere ricompare nei libri per ragazzi. Ma non si tratta di space opera, piuttosto di una science fiction sociale tutta umana, con qualche intendo inquietantemente predittivo, giusto per metterci in guardia da noi stessi.
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L'adolescenza
di Teresa Buongiorno
Le morti del sabato sera, gli stupri di Capodanno, l'alcool, la droga: i quasi adulti sono sotto accusa, si parla di età indecente. Ma non era una stagione mitica? Non ci siamo battuti per salvare i nostri sogni giovanili? Sentiamo cosa ne dicono i romanzi, e non solo quelli per ragazzi, partendo dall'ultimo libro di Anita Shrive – gettonatissima scrittrice americana – edito da Salani, RIVELAZIONE.
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Notiziario
a cura di Anselmo Roveda e Barbara Schiaffino
Ogni mese i più importanti appuntamenti del mondo dellíeditoria, della scuola e della biblioteca. Le mostre, i convegni, i concorsi letterari e di illustrazione, i corsi di aggiornamento per insegnanti e bibliotecari, il teatro per ragazzi, il cinema di animazione, i fumetti.
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Libri & Collane
a cura della Redazione
Rubrica di segnalazioni delle novità editoriali per ragazzi: libri gioco, albi illustrati, romanzi, libri di divulgazione scientifica per i più piccoli.
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Vetrina
a cura di Walter Fochesato
Le recensioni delle più interessanti novità editoriali per bambini e ragazzi. I libri da non perdere, consigliati da importanti esperti del settore agli operatori culturali e ai genitori che vogliono scegliere i libri più adatti per i propri bambini.
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