L'ARTICOLO DEL MESE

Questioni migranti di Daniela Carucci

Un’intervista a Alessandra Ballerini, avvocato per i diritti umani, autrice insieme a Lorenzo Terranera di Fifa nera. Fifa blu (Donzelli)

Un'illustrazione di Lorenzo Terranera da "Fifa nera. Fifa blu" (Donzelli editore)

Un’illustrazione di Lorenzo Terranera da “Fifa nera. Fifa blu” (Donzelli editore)

La mia mano sinistra è diversa dal solito, è segnata qua e là da graffi di varie misure che prima non avevo. Prima di conoscere Gattusa intendo, una piccola gatta grigio fumo con due grandi occhi verdi, selvatici. «Era a Lampedusa due o tre giorni fa. Stava per fare una brutta fine e, così, ho deciso di portarla con me», mi dice Alessandra cercando di convincerla a scendere dalla scrivania. Ed è in mezzo a molti fogli, qualche penna, e un portatile, che incontro Alessandra Ballerini, avvocato per i diritti umani, impegnata a occuparsi di diritti civili in tribunale, ma anche, in strada, nelle scuole e sulle sponde del Mediterraneo. Buona parte del suo lavoro è dedicato, infatti, alla difesa dei diritti dei migranti: di quelli appena arrivati e di quelli che sono approdati in Italia da anni o che qui sono nati rimanendo comunque “stranieri”. Di corpi, sguardi, parole ne ha incontrati tanti e non è la prima volta che mette nero su bianco la sua esperienza, ma Fifa nera. Fifa blu (Donzelli) è il suo primo lavoro dedicato all’infanzia. Dieci storie diverse, divise a metà: da un lato il libro si apre e racconta la fifa nera di chi fugge attraversando il mare, dall’altro lato c’è la fifa blu di chi si trova sulla terraferma e si confronta con chi approda, un giorno dopo l’altro. Dieci racconti illustrati da Lorenzo Terranera di cui uno scritto da Fabio Geda, autore del bestseller Nel mare ci sono i coccodrilli, e uno da Marco Aime antropologo e scrittore. Storie lunghe una pagina che racchiudono le testimonianze che Alessandra ha raccolto da chi le ha vissute per poi trasformarle in narrazioni: la nostra chiacchierata, densa, indaga la sua esperienza e il libro da poco uscito per Donzelli.

LEGGI ANCHE: Questo articolo è tratto dalla rivista Andesen – maggio 2017. Scopri gli altri contenuti del mese.

“Da anni incontro i bambini e i ragazzi sui temi dell’immigrazione e questo libro è diventato uno strumento in più per interagire con loro. Quando vado a presentarlo nelle scuole, insieme a Terranera, l’incontro è impostato come un laboratorio. Prima racconto alcune storie vere di bambini arrivati a Lampedusa e, poi, chiediamo ai bambini lì con noi di disegnare quello che porterebbero con sé in un viaggio del genere. Tra le cose che mettono nella loro valigia immaginaria ci sono sempre il cibo e l’acqua, ma anche molti giochi, come bambole, peluches e non mancano le foto delle persone care… Sono gli stessi oggetti che si trovano realmente nelle barche che arrivano. Poi, c’è anche chi si porta Hulk per farsi aiutare a portare i bagagli e per avere qualcuno di molto forte a proteggerlo”.

Un'illustrazione di Lorenzo Terranera da "Fifa nera. Fifa blu" (Donzelli editore)

Un’illustrazione di Lorenzo Terranera da “Fifa nera. Fifa blu” (Donzelli editore)

Uno dei dieci racconti è scritto da Geda si chiama Le parole e inizia con una serie di domande: “Che faccio? Gli tappo gli occhi? Spengo la televisione? Lo chiudo in cantina, non gli permetto più di uscire, nascondo i giornali…?”. Sono le domande che si fa chi sta da questa parte del mondo e si chiede come dire ai bambini quello che accade ad altri bambini come loro che attraversano il Mediterraneo e che a volte ce la fanno e a volte no. Come si fa a dire l’indicibile?

Io non lo so, sono un avvocato, quando incontro i bambini semplicemente riporto quello che vedo, evitando di raccontare le situazioni più violente. Nessuno si è mai mostrato turbato: il brutto, il male, entra comunque nelle loro vite che noi lo vogliamo oppure no, e loro hanno bisogno di sapere. Fa più paura non raccontarle queste storie.

Nel racconto Un ponte scrivi di un bambino che trova una soluzione: “Se tutti quei bambini muoiono per attraversare il mare perché non gli costruiamo un ponte?”. Ci sono state altre proposte che ti hanno sorpreso?

Spesso i bambini dicono di voler imparare a volare per andare a prendere quelli che sono rimasti senza attraversare il mare, c’è chi lo vuole fare con una mongolfiera, chi con un aereo: “Voglio imparare a volare così torno a casa e li porto tutti qua”, mi hanno detto una volta. Un giorno, invece, mio nipote Teddy mi ha chiesto il perché queste persone scappano, cos’hanno fatto di male, e io che cosa faccio per loro. Gli ho risposto che aiuto chi arriva a capire quali sono i suoi diritti, a ottenere dei documenti, come il permesso di soggiorno. Lui ha preso subito carta e pennarelli e si è messo a disegnare dei permessi di soggiorno con tanto di timbro in cui c’era scritto: “Io e zia Ale ti diciamo che hai il diritto di stare qua”.

Illustrazione di Hanake Kay per la collana "Bambini nel mondo" (Giralangolo 2018)

Illustrazione di Hanake Kay per la collana “Bambini nel mondo” (Giralangolo 2018)

Il testo propone due itinerari di lettura alla scoperta delle paure diverse, ma speculari, di chi parte e di chi si trova sulla terra ferma e guarda altri arrivare. Perché avete scelto di concentrarvi sulla paura? Perché la paura è l’emozione principale nei bambini che arrivano, la paura che hanno provato durante il viaggio, la paura del mare di notte che si confonde con il cielo e tutto diventa buio, un buio mescolato alla disperazione dei grandi che non si può nascondere. Spesso le mamme raccontano fiabe durante il viaggio, ma non bastano a tranquillizzare. Una volta arrivati, grandi e piccoli, il mare non lo vogliono più vedere. E, poi, spesso la paura è anche l’emozione che prevale in chi vede arrivare. Sono paure diverse, è vero, ma sono fatte della stessa materia.

E negli incontri dedicati a Fifa nera. Fifa blu c’è la paura?

Ultimamente stiamo giocando a dare i colori alle paure e con i bambini abbiamo scoperto che la fifa è verde quando va via la speranza, che è nera quando hai paura di morire, quella gialla è per le cose brutte che possono succedere, e c’è anche la fifa rosa quando temi che nessuno ti inviterà più a una festa.

Ci sono associazioni che si occupano di infanzia migrante a cui fare riferimento?

Posso dirti quelle con cui collaboro: Terres des homme e Medici senza frontiere e, poi, Adif, l’associazione diritti e frontiere e, ancora, Mediterranean hope, un’associazione che affronta il fenomeno delle migrazioni via mare attraverso azioni d’accoglienza e un lavoro di denuncia delle violazioni dei diritti umani. Per tenersi informati sulla situazione consiglio Meltingpot.org, uno spazio di informazione autonomo sostenuto da avvocati, attivisti, giornalisti, docenti, fotografi…

Illustrazione di Anna Gordillo per Rifugiata (Edizioni Terra Santa, 2018)

Illustrazione di Anna Gordillo per Rifugiata (Edizioni Terra Santa, 2018)

La letteratura ha in sé la possibilità di aprire i cuori e i pensieri al cambiamento, alla riflessione, all’immedesimazione. Nella parte centrale di Fifa nera. Fifa blu una bambina e un bambino, lei da una parte, su una sponda, e lui dall’altra, su una barchetta vicina alla costa, si guardano, come continua questa storia?

Se i bambini sono abbastanza piccoli incominceranno a giocare insieme, parleranno delle loro paure, ne sono sicura. Se sono più grandi non lo so, dipende. Spesso quando chiedo quanti sono gli “stranieri” in Italia, sono i più piccoli che si avvicinano ai dati reali, mi dicono 20-30%, mentre gli adulti salgono anche al 50%: in realtà sono l’8,2%, nel 2017, secondo il dossier statistico dell’immigrazione e molti sono comunitari. C’è troppo poca informazione intorno all’argomento: una volta ho chiesto in un classe della scuola primaria il significato della parola “clandestino” e mi hanno dato definizioni piuttosto fantasiose, tipo: “è il destino del tuo gruppo”, o “è qualcuno come un pirata” o, ancora, “è come qualcuno che si imbuca a una festa senza invito”. Poi, però, se chiedo: “In classe quanti stranieri ci sono?”. Mi rispondono sempre: “Nessuno”, anche se è evidente che non è così, e vanno avanti: “Qua ci conosciamo tutti”. 

L’articolo è pubblicato sul numero di maggio di Andersen. Sostieni la rivista con un abbonamento!

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