
L’articolo di Anselmo Roveda, pubblicato su Andersen n. 429, introduce lo Speciale Lettonia, curato da Anselmo Roveda e Rita Tura, offrendo un inquadramento storico del contesto e uno sguardo d’insieme sulla produzione e sulla promozione culturale lettoni. Il dossier si completa con il contributo di Walter Fochesato, dedicato all’illustratrice di copertina Elīna Brasliņa, intervistata da Anselmo Roveda; con l’articolo della scrittrice e studiosa lettone Signe Viška, che propone una rassegna sulla storia della letteratura per bambini e ragazzi in Lettonia e sulla variegata produzione contemporanea; e con l’intervista di Rita Tura a Alīse Nīgale, direttrice di Liels un mazs, principale casa editrice per l’infanzia del paese baltico. Sostieni la rivista Andersen: acquista la tua copia della rivista o sottoscrivi un abbonamento!
Quando il velivolo scende di quota, per approcciare l’aeroporto della capitale lettone, sorvola la coste di Curlandia e Livonia, regioni storiche che cingono il golfo di Riga. Ampie spiagge sabbiose corrono lungo la costa; alle loro spalle un sinuoso intrico di terre basse – in parte acquitrinose, contrappuntate come sono da corsi d’acqua e piccoli laghi – lascia presto il posto a vasti panorami verdi, anch’essi perlopiù pianeggianti (il rilievo più alto della Lettonia è Gaiziņkalns, una collina alta poco più di 300 metri). Sono le foreste a dominare l’orizzonte e i paesaggi del paese. Quasi al centro del golfo però, a pochi chilometri da dove le acque della Daugava si apprestano a raggiungere il mare, ecco adagiata sulle rive del fiume la concentrazione urbana di Riga; la capitale, nonché maggiore città del paese. Ci vivono quasi settecentomila persone, più di un terzo dell’intera popolazione lettone. È il centro politico, economico e culturale della giovane e antica nazione. Giovane perché finalmente e pienamente indipendente dal 1991; antica perché erede di una storia millenaria.

Una storia che ha visto le fiere popolazioni baltiche confrontarsi nel corso dei secoli con pressanti e potenti vicini: i tedeschi, i polacchi, gli svedesi, i russi. Dal medioevo al XVI secolo la Lettonia è stata nell’orbita del germanico Sacro Romano Impero e sotto l’influenza dell’Ordine Teutonico; poi dal 1561 nell’orbita del regno di Polonia; quindi per un secolo, tra il 1621 e il 1721, in quella del regno di Svezia al suo acme; infine, dal 1721 in quella dell’Impero Russo e più tardi dell’Unione Sovietica. Solo nel corso del Novecento, nel 1918, al termine della prima guerra mondiale e della rivoluzione bolscevica, la Lettonia ha conosciuto una prima breve stagione di indipendenza con l’instaurazione della libera Repubblica di Lettonia. Indipendenza cessata già nel 1940, all’esordio del secondo conflitto mondiale, con l’occupazione da parte prima dell’URSS stalinista (1940-1941), poi della Germania hitleriana (1941-1944) e ancora dei sovietici (1944-1991). Soltanto con la caduta dell’Unione Sovietica viene ristabilita l’indipendenza, così come quella delle repubbliche baltiche sorelle: Lituania a ovest e Estonia a est. La tormentata vicenda storica ha eco anche oggi, soprattutto con i venti di guerra che spirano sull’Europa.
Le vicende ucraine e le ripetute provocazioni dei mesi scorsi, con gli sconfinamenti aerei russi, turbano la società civile e fanno temere per la giovane indipendenza, di cui quest’anno si festeggiano i 35 anni. L’indipendenza e l’identità lettone, con la propria lingua e la propria composita cultura (fatta anche di minoranze interne), sono dunque affermate e rivendicate; e del tutto peculiari. La solidarietà con l’Ucraina, qui come nelle altre repubbliche baltiche, è ben visibile passeggiando: in ogni angolo di Riga la bandiera nazionale rosso scuro e bianca si accompagna con orgoglio a quella ucraina blu e gialla; sulla facciata di una sede universitaria dirimpettaia dell’ambasciata della Federazione Russa si staglia un’enorme stampa del volto del presidente russo con mortiferi lineamenti di scheletro, impossibile non vederla dagli uffici della delegazione. Una provocazione. Un atto di resistenza. Tutto politico, contro un regime autocratico, non contro un paese o una cultura. Anche perché qui le diverse componenti storiche che hanno condotto all’attuale Lettonia continuano a costituire elementi della peculiare cultura nazionale e cittadina. Tra le architetture e i viali della città, perfino nella cucina, non è difficile ravvisare l’apporto delle diverse stagioni; non si dimentichi poi che, per esempio, il tedesco è stato a lungo lingua di cultura (i primi libri stampati qui erano in quella lingua) o che il russo è, secondo dati del 2011 del governo lettone, una lingua parlata, almeno a casa o negli ambiti strettamente famigliari, dal 37% dei lettoni.

A ogni buon conto la Lettonia indipendente, seppur giovane, ha costruito in breve tempo una propria rilevante proiezione internazionale: aderendo all’Unione Europea, adottandone la moneta e creando fruttuose sinergie regionali con gli altri paesi baltici e con quelli finno-scandinavi. Una proiezione internazionale che si percepisce anche sul fronte della cultura e dell’editoria. Pure, e forse soprattutto, in quella per l’infanzia e l’adolescenza. Cinema d’animazione compreso; ricordiamo che nel 2025 il lettone Flow – Un mondo da salvare (regia di Gints Zilbalodis) ha vinto l’Oscar al miglior film animato. Proiezione internazionale e vivacità delle proposte culturali per le nuove generazioni rese necessarie anche dall’esiguità del mercato interno (la Lettonia ha grossomodo lo stesso numero di abitanti della Calabria, assai meno della metà di quelli di Piemonte o Emilia-Romagna).
La visita a Riga, per conoscere da vicino la letteratura per l’infanzia e l’illustrazione create in Lettonia, è stata organizzata da Latvian Literature. Lì, con la regia di Ildze Jasone e in compagnia di una delegazione internazionale di professionisti provenienti da Armenia, Austria, Germania, Norvegia e Portogallo, ho potuto visitare presidi culturali e poi incontrare le scrittrici Signe Viška e Luīze Pastore; l’illustratrice Elīna Brasliņa; Ilze Stikāne di IBBY Latvia; le referenti delle case editrici Liels un mazs e Pētergailis; Zane Blanka del magazine «Lasis»; e la traduttrice lettone (da e verso l’italiano) Rita Tura, co-curatrice di questo speciale.
Per ricevere una copia della rivista o abbonarvi per tutto l’anno, visitate il nostro bookshop.

