L'ARTICOLO DEL MESE/LA RIVISTA

Intervista a Ilon Wikland di Walter Fochesato e Samanta K. Milton Knowles


Una fotografia di Ilon Wikland insieme ad Astrid Lindgren (© Scanpix / TT)

L’articolo del mese è l’intervista a Ilon Wikland, artista svedese che ha dato forma e immagine alle narrazioni di Astrid Lindgren, e che illustra questo mese la copertina di Andersen. Walter Fochesato firma l’articolo con il ritratto dell’artista e Samanta K. Milton Knowles gli approfondimenti sulla vita e l’opera della Wikland. Per sostenere la rivista Andersen, acquista una copia o abbonati! Puoi ordinare anche il monografico dedicato a Pippi Calzelunghe o alla letteratura per l’infanzia norvegese.

Oggi Ilon Wikland ha novantasei anni e si è ritirata dal mondo dell’illustrazione. Abbiamo avuto l’onore e la gioia di poterla intervistare tramite la figlia Birgitta Wikland per farle qualche domanda sulla sua arte.
La tua origine estone e gli anni della tua infanzia in Estonia quanto hanno contato nel tuo modo di disegnare e illustrare?
Hanno significato moltissimo per me. Per alcuni anni ho vissuto dai miei nonni paterni a Haapsalu, e loro mi lasciavano disegnare e dipingere quanto volevo. È cominciato tutto lì: avevo fogli, penne e colori. Potevo scegliere se disegnare oppure fare i lavori domestici, e io sceglievo sempre il disegno. Molte delle ambientazioni nei libri che ho illustrato, per esempio le case, provengono proprio da Haapsalu, e anche tante delle prime impressioni. Era una piccola città molto bella, ed è fantastico che io ci possa essere stata; mi piaceva moltissimo e avevo tantissimi amici. Non si può certo dire che ero sola! In molti libri ho disegnato me stessa insieme ai miei amici di Haapsalu di quando ero bambina. I miei nonni abitavano in una casetta gialla vicino alla chiesa, con un giardino con i cespugli di lamponi, e da piccola andavo sempre a rubare i frutti! E i miei nonni me lo lasciavano fare. Passavo anche molto tempo in chiesa, perché mio nonno lavorava lì, e mi piaceva molto, era molto bella. Lo ricordo come un periodo molto positivo e bello della mia vita. Finché non sono arrivati i russi.
Che rapporto hai con i testi che hai illustrato, soprattutto quelli di Astrid Lindgren? Come li hai letti, come ti ci sei rapportata?
Per prima cosa leggevo il libro così come lo aveva scritto, poi parlavo con lei e le facevo un sacco di domande. Poi cominciavo a disegnare, le mostravo le illustrazioni e lei mi diceva se andavano bene. Ero molto felice di poter disegnare, lo sono ancora. Ma ci voleva molto tempo: dopo aver letto approfonditamente passavo molto tempo a pensare a come poter illustrare le storie. Era un lavoro che avveniva tutto nella mia testa.
Che rapporto avevi con Astrid Lindgren? Potresti condividere qualche ricordo del tuo lavoro con lei?
Quando io e Astrid ci siamo conosciute, lei lavorava alla casa editrice Rabén & Sjögren. Avevamo un ottimo rapporto, eravamo buone amiche e quando dovevamo fare un libro insieme andavo a casa sua, bevevamo il caffè, io portavo spesso una torta e lei mi raccontava la storia… A lei piacevano sempre molto le mie illustrazioni. Solo una volta, mentre lavoravo a Karlsson sul tetto, avevo disegnato Karlsson come un uomo con il cappello e un cappotto lungo. Quando Astrid lo ha visto, ha detto: “Ma quello non è Karlsson!”. Poi mi capitò di andare in viaggio a Parigi ed ecco che al mercato trovai il Karlsson perfetto. L’ho sempre detto, Karlsson è un uomo francese!
Ci sono degli illustratori ai quali ti sei particolarmente ispirata? Chi?
Avevo molti libri di pittori che mi piacevano, ma per me è sempre stato importante disegnare ciò che mi piaceva e ciò che mi riusciva, con il mio stile, senza cercare di imitare gli altri. Però mi piaceva molto andare a vedere mostre e musei, per vedere altri tipi di arte, ma ho sempre trovato fondamentale rimanere fedele al mio modo di disegnare. 
  
Le illustrazioni intense e toccanti di Mio piccolo Mio ma soprattutto de I fratelli Cuordileone sono arrivate al cuore di un’intera generazione. Come hai visualizzato le immagini prima che apparissero sul foglio? Che strada hanno percorso dentro di te dalla parola all’immagine?
Non è facile da spiegare, anche se il processo è sempre stato molto semplice: quando leggo un testo, un libro, le immagini mi appaiano in testa, tutto qui. Questo mi succede ancora oggi, alla mia età, anche se è da tanto che non disegno più.
Una delle ultime aperture dell’albo illustrato Il drago dagli occhi rossi [Draken med de röda ögonen di A. Lindgren]; quando il piccolo drago vola dritto verso il tramonto, commuove profondamente anche per la scelta stilistica. Com’è stato passare dal bianco e nero e dalla china a questa nuova tecnica di illustrazione piena di colori in cui le linee dei contorni piano piano sono quasi scomparse?
Ovviamente lo stile delle illustrazioni dipendeva anche dal tipo di libro, da cosa voleva la casa editrice e la scrittrice o lo scrittore per cui disegnavo. Alcuni chiedevano illustrazioni in bianco e nero per libri a capitoli, altri illustrazioni a colori. In entrambi i casi bisogna pensare a cosa deve comparire, a cosa deve emergere dalle illustrazioni, se le immagini devono corrispondere al testo oppure aggiungere degli elementi, con disegni più elaborati. Anche se le tecniche ovviamente sono molto diverse tra bianco e nero a china e colori. Se si tratta di un albo illustrato come Il drago dagli occhi rossi, bisogna davvero sfruttare al massimo il colore. Però mi piace moltissimo anche disegnare in bianco e nero. Sono due cose diverse, mi piacciono entrambe.
Una volta hai detto: “La vita la ricordo per immagini che potrei disegnare”. Com’è stato il processo di illustrazione dei tuoi albi autobiografici tipo Il lungo, lungo viaggio? Le immagini sono arrivate direttamente dal ricordo?
L’idea per Il lungo, lungo viaggio è nata per ricordare il periodo bellissimo che ho passato a Haapsalu, ma anche le cose terribili, il momento in cui sono dovuta andare via da lì e quando i russi hanno sparato al mio cane. Ora, però, dopo aver disegnato Haapsalu molte volte, vorrei solo riposare e poi magari fare qualcosa di nuovo. Haapsalu è stata importantissima, ma non credo che tornerei lì con le immagini, se dovessi disegnare ancora. Ci sono tanti altri luoghi che sono stati importanti, in cui sono stata bene. A Stoccolma, ma anche in Italia. Ho sempre amato molto l’Italia, e sono stata molte volte a Villa San Michele a Capri. Ho anche illustrato un libro ambientato lì: Il babbuino nel giardino di Munthe (Babianen i Munthes trädgård), scritto da Maarja Talgre. E ho perfino studiato un po’ di italiano. Pensate a quante cose si fanno in una vita, mi sembra quasi di parlare di un’altra persona. Comunque, disegnare mi è sempre piaciuto moltissimo, ho illustrato talmente tanti libri che quasi non me li ricordo più tutti. Vediamo, chissà se ce ne saranno altri!

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