Miglior libro oltre i 12 anni Premio Andersen 2016

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Sharon M. Draper
MELODY
Feltrinelli

Per la capacità di rompere quella barriera che separa il lettore dalla protagonista, richiusa in un corpo immobile, restituendone sulla pagina, con delicatezza e misurata precisione, sentimenti ed emozioni. Per la volontà di evitare didascalismi, con l’intenzione ferma, però, di raccontare una storia di vittorie e di sconfitte, in una testimonianza pacata e lineare.

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La recensione di Martina Russo su ANDERSEN 331 (aprile 2016):
Un suono silenzioso. Con ossimorica suggestione Sharon M. Draper battezza la sua protagonista col musicale nome che dà titolo al romanzo, Melody. Ma la ragazza in questione di suoni ne emette ben pochi, e nessuno ben articolato. Non può parlare, né comunicare in alcun modo, né tanto meno camminare o muoversi. Le prime pagine ci conducono all’interno di un vero e proprio guscio, quel territorio inesplorato che è l’interiorità della protagonista, undici anni e una paralisi cerebrale che l’ha costretta al silenzio e all’incomprensione per tutta la vita. A questo si aggiunga che, a discapito di quanto può apparire dall’esterno, Melody è intelligente, intelligentissima, ma praticamente nessuno se n’è mai accorto. In questo l’autrice riesce magistralmente, nel restituire al lettore una situazione assolutamente claustrofobica, sulle prime senza speranza. Vorremmo urlare noi per Melody, far sapere a tutti che “dentro” c’è una voce forte e potente, c’è una testa che funziona, più che bene. Assistiamo impotenti alla frustrazione della ragazza, alle prese con una classe differenziata che non è adatta alle esigenze di nessuno dei suoi alunni. Ci sconfortiamo di fronte alla demotivazione di un’insegnante che non capisce e non vuole capire. Ci disperiamo di fronte agli sforzi della mamma, combattiva, ma consapevole. Poi però arriva, inaspettata, la soluzione: non a tutti i problemi, ma forse al primo e più importante: l’incomunicabilità. Arriva infatti un computer e Melody acquista finalmente una voce. Non si pensi però che l’autrice a questo punto ceda ai buoni sentimenti e alle facili commozioni. Melody ha il pregio di non raccontare un’adolescenza stucchevole e dolorosa, ma di sollecitare nel lettore una serie di domande inevitabili, coinvolgendolo, più che nell’immedesimazione nella protagonista, nei panni di chi ha a che fare con lei, prima e dopo l’arrivo del computer. Impossibile, infatti, non domandarsi quale reazione immediata si avrebbe a trovarsi davanti una ragazza con gli stessi problemi di Melody. E in questo va riconosciuto il merito all’autrice, che ha voluto raccontare una storia di vittorie e di sconfitte, in una testimonianza pacata e lineare.

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