
In occasione di Educare alla lettura 2026, pubblichiamo dal nostro archivio l’articolo di Walter Fochesato dedicato all’illustratore Neil Packer, che ha firmato la copertina di Andersen n.412 – maggio 2024, e al suo segno narrativo capace di coniugare mondi diversi, tra espressionismo e prospettive inattese. Educare alla lettura è un progetto promosso dal Salone del Libro con Cepell – Centro per il libro e la lettura e la direzione scientifica di Simone Giusti e Giusi Marchetta, un percorso focalizzato sull’orientamento e l’educazione civica per insegnanti di ogni ordine e grado, interessati ad approfondire conoscenze e competenze nell’ambito della letteratura per ragazzi e nella formazione dei ragazzi al piacere della lettura. Il ritratto che emerge da questo articolo diventa materiale di approfondimento per i corsisti di questo percorso formativo al quale contribuisce anche la nostra rivista con consigli di lettura e idee da esplorare. Per sostenere il lavoro della nostra rivista e per leggere insieme a noi tutto l’anno, visita il bookshop e sottoscrivi un abbonamento!
È il capitalismo, bellezza (ma talvolta si può battere). Ecco, potrebbe bastare questa frase per riassumere la vicenda narrata in questo magnifico e insolito albo illustrato di Neil Packer (La parabola del panificio indipendente, Camelozampa, con la traduzione di Sara Saorin). Non casualmente nel titolo compare la parola parabola ad indicare vuoi un racconto che intende illustrare una verità morale, vuoi nel senso di ricorrere a una comparazione che permetta di chiarire un argomento complesso. E vediamo allora, in breve, la storia che muove da un panificio gestito da un’anziana coppia di fornai.
Il loro è un pane “squisito, impastato a mano, con tanta cura, ogni santo giorno”. Peraltro in città allora esistevano molti altri forni e ognuno di loro lavorava in modo differente, perché ognuno possedeva una “sua ricetta speciale e gli abitanti della città avevano imparato a conoscere i diversi tipi di pane che potevano trovare, tutti diversi ma tutti deliziosi”. Ma poi, fuori città, nacque una grande fabbrica che, nel giro di non molto tempo, costrinse i negozi a cessare la propria produzione e a vendere soltanto un prodotto “insipido, insapore, molliccio e gommoso”. E, ovviamente, “anche i panifici ora erano tutti assolutamente uguali”. Dopo molte insistenze e offerte a dir poco allettanti anche la vecchia coppia fu costretta ad alzare bandiera bianca. Erano stanchi e così, con i soldi avuti dall’industriale, partirono per una lunghissima crociera intorno al mondo. Quando, dopo anni, tornarono bastò che preparassero un po’ di pane per la colazione che un aroma ormai sconosciuto si diffondesse attorno alla loro abitazione e che un gruppetto di persone facesse la fila per avere quel ben di Dio. In città la voce circolò velocemente ma era chiaro che i due prestinai non erano certo in grado di soddisfare i bisogni della popolazione. E qui avviene una sorta di ribellione dato che gli abitanti si rifiutarono allora di mangiare quel che veniva prodotto dal monopolio, finché, l’uno dopo l’altro i forni tutti uguali chiusero i battenti e così pure la grande fabbrica. Questo comportò problemi sociali non lievi dato che molti operai e panettieri rimasero senza lavoro. Fu proprio l’anziana coppia di protagonisti ad avere un’idea capace di risolvere la situazione: avrebbero insegnato loro agli abitanti la ricetta per un buon pane. Non solo: nel volgere di non molto tempo alcuni panifici vennero riaperti o ne nacquero di nuovi. Producendo tanti tipi differenti e squisiti di pane.

Fin qui la storia, che mi è piaciuto riassumere e che possiede una sua precisa attualità, sospesa fra politica e favola moderna. Il lavoro e la sua dignità, la lotta contro i processi di omologazione e concentrazione selvaggia sono alla base di questo intenso e originalissimo picture book. Direi che Packer prosegue, per più versi, il discorso che aveva iniziato con Unico nel suo genere, Premio Andersen lo scorso anno per il miglior libro di divulgazione. Lo avevo a suo tempo recensito e a quelle righe rimando. Qui mi piace ricordare come il libro affrontasse in una prospettiva del tutto inattesa e per più versi geniale il concetto di classificazione. Classificando il mondo che ci circonda s’incontrano ben presto, nelle categorie che andiamo creando, l’accidentalità e l’elemento creativo e, ancora, un’irriducibile soggettività che si apre, in ultima istanza, alla ineffabile ricchezza della diversità.

E un po’ è anche così nella genesi di questo libro felicemente commissionato da Camelozampa allo stesso autore e stampato dalle Grafiche Veneziane, una tipografia che tenacemente resiste a Venezia, lontana dalla massificazione dei flussi turistici. Nella Parabola ogni elemento appare curatissimo, cesellato verrebbe da dire: dal formato alto e stretto alla copertina parzialmente a rilievo, dal gioco dei rossi e dei bianchi che virano al crema alla stampa a tre colori; dal font all’impaginazione. È un’emozione anche tattile sfogliare con tutta la dovuta lentezza le pagine del libro. E Neil mi sorprende per la forza narrativa di un segno che figurativamente coniuga e cita mondi diversi, anche se in primis troviamo senza dubbio l’espressionismo, con nervose e risentite deformazioni caricaturali che rimandano non tanto a George Grosz quanto a Käte Kollwitz, a Otto Dix e, ancor più, al pittore, fotografo e designer statunitense Ben Shahn. In particolare mi par cogliere riferimenti al murale per le Jersey Homesteads che Shahn realizzò fra il 1937-1938. Ma a ben guardare tutte le magnifiche tavole di Packer brulicano di sorprese, ritratti, lievi citazioni come il gatto rosso che sornione chiude la pagina in cui gli abitanti si dispongono in paziente attesa per comprare il pane dai due anziani fornai appena ritornati dal loro giro per il mondo. Un gatto che riprende – vado a memoria – un’incisione cinquecentesca. A stupirci e confonderci sono ancor più le ardite prospettive che, strette nell’insolito formato dell’album sembrano arrampicarsi sulla pagina nei modi più diversi ma sempre in stretta funzione con le necessità del racconto. Ora paiono ammiccare a Escher e, forse, al Mitsumasa Anno di Viaggio incantato. Altre volte – ma saranno di certo mere suggestioni – mi par quasi che Neil abbia riflettuto su Giotto e sugli affreschi degli Scrovegni. Insomma un perfetto, stordente, fascinoso albo in cui immergersi per guardare, guardare e, infine, vedere. Senza dimenticare che una delle tavole finali è proprio dedicata alla ricetta per preparare la biga, l’impasto per una “pagnotta classica croccante”.
Le illustrazioni che accompagnano l’articolo sono di Neil Packer.
Per i docenti: Andersen è uno strumento fondamentale per accompagnare i percorsi di educazione alla lettura, portando in classe le ultime novità editoriali, con materiali di approfondimento e spunti operativi. Il Ministero prevede anche quest’anno un rimborso del 90% per le scuole che decidono di attivare abbonamenti a riviste e quotidiani entro il 28 febbraio 2026. Come fare? Vi spieghiamo passo passo la procedura.

