Premio Andersen 2024: miglior libro 9/12 anni la quarantatreesima edizione

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Lo strambo trasloco della magione Miller di Dave Eggers – ill. di Júlia Sardà – trad. di Giulia Rizzo, L’ippocampo

Per il felice incontro tra la scrittura di un grande autore contemporaneo e l’illustrazione di una giovane artista, che nutre di dettagli il racconto e anima il testo con ironia. Per una narrazione imprevedibile che affonda le sue radici nella Storia, ma che ha il sapore di un racconto fantastico. Per essere un inno alla creatività e alla tenacia degli esseri umani.  

 

La recensione di Walter Fochesato su Andersen n. 411 (aprile 2024):
Il casuale ritrovamento di un ricchissimo filone d’argento, il passaggio di proprietà nelle mani di un certo Henry Miller proveniente dall’Inghilterra, il matrimonio con Annie che, a mo’ di regalo di nozze, viene mandata in Europa per poterne apprezzare storia, cultura e cibo, di certo assai migliore di quello servito allora negli Stati Uniti. Nel frattempo Henry fa costruire “una casa sontuosa”. Una magione, come recita il titolo. Scelta che, apro una breve parentesi, mi pare quanto mai efficace in tempi in cui, nella nostrana editoria, prevalgono libri precotti e un costante abbassamento della necessaria ricchezza lessicale. Ma torno all’albo e alla magione: “ordinata su tre piani, aveva soffitti alti e vetrate dipinte […] un barlume di civiltà del Vecchio Mondo nel cuore del Vecchio West, che di civile aveva ben poco”. Qui i due sposi – nasce anche un figlio, Douglas – vivono sereni per molti anni. Ma, attorno ai primi del secolo, Henry muore e la vedova viene ingannata da un banchiere disonesto che fa poi bancarotta. Così ad Annie non resta nulla, se non la casa. Peraltro lei non si perde d’animo e decide di dedicarsi ad un redditizio allevamento di maiali. Ma i cittadini di Bellevue protestano e strepitano per l’odore. A questo punto Annie decide, da indomita donna del West, di trasferirsi fuori dal centro abitato, a sei chilometri vicino al fiume Big Wood… portandosi dietro la casa. Un lavoro ardito e geniale giacché, la faccio breve, si trattò di smontare le fondamenta della magione e di farla poi rotolare, metro dopo metro, fino al nuovo sito. Fin qui la storia. Già di per sé curiosa e intrigante. Qualità che il segno di Sardà esalta in virtù di un tratto ironico e cordiale che indugia con affabile precisione su personaggi e oggetti, cavandone ripetute e saporite sottolineature che giocano costantemente con il testo. Peraltro Sardà, ancor giovane illustratrice catalana, è ben presente nei nostri cataloghi: da L’ippocampo (La regina nella grotta) a Terre di Mezzo (Due gemelle troppo diverse), da Gallucci (Il segreto del lupo e Leina e il signore dei rospi) a Rizzoli (con un classico come Mary Poppins). Un’autrice colta e versatile capace di modulare costantemente la sua arte. Uno stile personalissimo ma che, fondendoli mirabilmente, si nutre di echi dell’oriente europeo (Ivan Bilibin, in primis), di Edmund Dulac e, ancor più, a me pare, di Kay Nielsen.

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