Le scelte della Giuria Premio Andersen 2026

Perché raccontiamo? “La narrazione è prima di tutto un dispositivo biologico che serve a riparare i danni dell’esistenza, a dare un senso a ciò che apparentemente non ne ha” scrive Michele Cometa nel suo libro Perché le storie ci aiutano a vivere, dove si afferma l’importanza del racconto come un’esigenza biologica dell’Homo sapiens, per legare insieme i frammenti dell’esperienza altrimenti caotica. Di questo sono consapevoli anche i vincitori del Premio Andersen 2026, che tra le pagine riflettono sulla parola condivisa e su questo fondamentale dispositivo culturale, la narrazione, che diventa lente per interpretare la realtà, attraverso una molteplicità di linguaggi e scelte narrative, dal fumetto alla narrazione autobiografica, dall’invenzione linguistica alle immagini mute, dalle onomatopee alla poesia.

Partiamo allora dalla poesia, che diventa un canto a più voci, in più lingue, celebrato nella sua dimensione intraducibile, nel libro che riceve quest’anno il Premio speciale della giuria, Oggi la parola è meraviglia (Pension Lepic) di Chiara Carminati, Vittoria Facchini, Bernard Friot e Susie Morgenstern. Il progetto alla base del volume è frutto di un lavoro editoriale che intreccia lingue e linguaggi, anche grafici, nel segno della condivisione e della bellezza, e dove l’incontro con l’altro non esclude la diversità. Questo libro rappresenta il primo tassello di una riflessione sulla parola che prosegue altrove: “Le parole, con la loro sostanza mobile come la voce o il suono che producevano nella mente, iniziarono ad avere un peso specifico interessante, del tutto personale, a volte imprevedibile” scrive Silvia Vecchini, Miglior Scrittrice del Premio Andersen 2026, nel saggio-manuale C’è una poesia che ti aspetta (Topipittori). “Questo peso le faceva scendere dentro di me a maggiore o minore velocità, si depositavano, lasciavano una traccia più o meno profonda, mi ancoravano in un punto o mi trasportavano in un luogo lontano.” L’ascolto e la scrittura, anche collettiva, diventano così strumenti per conoscere sé stessi e il mondo. E talvolta anche per cambiarlo, se necessario, come impara a fare di fronte alla prepotenza il coniglietto protagonista di Non avrò più paura (Giralangolo), albo scritto in forma dialogica da Jean-Francois Senéchal e illustrato da Simone Rea, Miglior Illustratore del Premio Andersen 2026.

IL RITO DELLA BUONANOTTE – Celebra il nostro diritto alla narrazione (condivisa) Bruno Zocca, autore che sceglie di farlo in chiave umoristica, veicolando la forza del messaggio grazie alle irresistibili espressioni facciali dei suoi personaggi: la giovane protagonista insonne de La nottataccia (LupoGuido, Miglior libro 3/6 anni) si domanda perché sia tanto difficile addormentarsi, e nel suo viaggio notturno (dentro e fuori di casa) scopre il potere delle storie: quando viene a mancare questa condivisione, non riusciamo a soddisfare nemmeno un bisogno fondamentale qual è il sonno. La voce narrante di Oggi (Orecchio Acerbo) di Daniel Fehr, albo illustrato ancora una volta da Simone Rea, afferma: “Quando papà non c’è, ogni sera mio fratello mi legge qualcosa.” Sul davanzale c’è un libro, un volume che l’illustratore trasforma in una casa, uno spazio abitato dove si sta insieme, dove si attende e dove si condividono racconti – non solo dai libri ma anche dalle esperienze che si raccolgono nel mondo esterno. L’abitudine a condividere storie nasce nella prima infanzia. Le chiede infatti con insistenza (Ancora! Ancora!) il protagonista di Sogni d’oro Piccolo Coccodrillo (Babalibri, Miglior libro 0/3 anni), personaggio creato da Eva Montanari e già protagonista di cinque libri di cartone. In questa serie per la prima infanzia, la narrazione è guidata dalle onomatopee, piccole parole che costruiscono un ponte tra linguaggio e realtà, e che troviamo al centro anche di Boing, libro di cartone progettato ad arte da Katsumi Komagata (Topipittori, Miglior libro fatto ad arte): un volume piccolo e prezioso, dove parola e immagine si fondono in un gioco di scoperta che prende vita nella lettura condivisa.

SCRITTURA, IMMAGINI E REALTÀ – Grazie alle parole e alle immagini possiamo farci lettori di storie, ma anche narrare noi stessi, attraverso la scrittura autobiografica, nello spazio di un diario. Il protagonista di Piovono maiali di Shiro Yadama (Miglior libro 6/9 anni), narrativa illustrata di misura breve che inaugura una nuova collana della casa editrice kira kira, inizia a tenere il suo diario in terza elementare: racconta sé stesso, ma solo fino al giorno in cui la segretezza viene violata dalla madre. A quel punto, la scrittura di sé lascia posto all’invenzione più sfrenata, senza però perdere il legame con il mondo esterno: quello che scrive il giovane Noriyasu si trasforma infatti in realtà (compresa la pioggia di maiali del titolo). Il libro si chiude con l’invito a scrivere il proprio “diario di domani”, offrendo un bellissimo spunto di invenzione narrativa, così come accade anche nell’albo cartonato L’aringa rossa (Timpetill, Miglior albo senza parole) di Gonzalo Moure e Alicia Varela. Come in molti libri brulicanti, il bambino lettore è invitato a cercare qualcosa tra le pagine. In un primo momento, a una prima lettura, possiamo supporre che l’oggetto della ricerca sia l’aringa rossa del titolo. Ma il gioco è troppo semplice: il rosso spicca nelle tavole illustrate. Una volta giunti alla fine del libro scopriamo una busta, nella quale sono raccolte alcune storie che svelano la ricchezza caleidoscopica del libro. Quanti racconti si celano in queste pagine mute? Quanti devono ancora trovare una voce?

IL SEME DELL’IMMAGINAZIONE – Il potere narrativo delle immagini silenziose, in una mescolanza di tecniche e linguaggi, entra anche nell’albo illustrato: Nessuno tranne me (Orecchio Acerbo, Miglior albo illustrato) di Sara Lundberg inizia con un realistico (e meraviglioso) dialogo madre-figlio, ma il cuore del libro è senza parole. Lo spazio dell’immaginazione, della scoperta e dell’autonomia è narrato dalle tavole illustrate, dense e pastose, dove il confine tra realtà e dimensione fantastica si fa sottile, quasi inconsistente. L’immaginazione lascia un frutto concreto, un seme che si può piantare nella terra e che rende la nostra vita più bella. Il legame con la terra e la natura, un fil rouge che attraversa con insistenza la letteratura per l’infanzia negli ultimi anni, è presente anche nei libri del Premio Andersen di quest’anno, proprio a partire dal seme che il bambino di Sara Lundberg innaffia, pieno di speranza. “Si vede quando cresce?” chiede. “No, è una cosa lentissima” risponde la madre. Le piante ci insegnano a dimenticare la fretta e anche a superare il dolore. “Fermati. Ascolta. Che lingua parla la natura?” Così si apre Il bosco segreto (Il Castoro, Miglior libro a fumetti) di Kengo Kurimoto, un fumetto dove lo sguardo condiviso – in un legame di amicizia – diventa occasione per scoprire i segreti dell’ambiente che ci circonda e per lenire le ferite causate dalla morte e dalla separazione. La scansione delle vignette all’interno di ogni tavola scompone la natura e il nostro sguardo, dando forma anche alla dimensione sonora, che offre pace e conforto.

NARRAZIONI DI PAROLE – Prosegue la riflessione sul nostro rapporto con la natura anche il romanzo L’isola dei delfini blu (Il Barbagianni, Miglior libro mai premiato) di Scott O’Dell, ispirato a una storia vera, la vicenda di una ragazza che resta sola per molti anni su una piccola isola. Al centro della narrazione c’è il rapporto tra Karana e la natura che la circonda, fonte di sopravvivenza, non solo fisica ma anche emotiva e spirituale. Sceglie di proteggere la bellezza delle lontre, si lascia incantare dai piumaggi di uccelli sconosciuti e ne tiene con sé alcuni esemplari; l’ostilità dei cani selvatici non le impedisce di stabilire un profondo legame con Rontu, che diventa fedele compagno a quattro zampe. Dialogando con lui Karana descrive il cielo come una conchiglia blu, e raccoglie coraggio e pazienza, in attesa di risposte e spiegazioni che diano un senso alla sua lunga solitudine. Lo spacciatore di noci (Bompiani, Miglior libro 9/12 anni) di Valentina Misgur è invece un romanzo distopico che ci proietta in un mondo dove non è concesso mangiare vegetali. Il nonno di William non cede però alle imposizioni della legge e conserva un sapere prezioso, che rischia altrimenti di andare perduto. Che sapore potrà mai avere una pera? Quali misteriose formule cela il libro di ricette del nonno? Restando nei territori della narrativa, troviamo infine due storie per i lettori più grandi, che partendo da legami d’amicizia inaspettati danno vita a romanzi di formazione nei quali rispecchiarsi e trovare sé stessi. Adele (Sinnos, Miglior libro oltre i 12 anni), romanzo di Anna Vivarelli, ci porta a Torino tra gli anni Cinquanta e Sessanta, per narrare la storia di una bambina intelligente e ricca di curiosità, che dalla modesta portineria di un lussuoso palazzo del centro si affaccia sul mondo, anche attraverso il legame con Giulio, che cerca di sfuggire al controllo della sua famiglia. Le nostre vite sottosopra di Jandy Nelson (Rizzoli, Miglior libro oltre i 15 anni) è invece un romanzo nel quale si intrecciano molte voci, una storia che ci porta lontano, in California, dove la comparsa di una misteriosa ragazza con i capelli color arcobaleno sconvolge le vite dei fratelli Fall, tra sogni, trasgressioni, destini che si incrociano e viaggi da affrontare.

PROGETTUALITÀ EDITORIALE – Chiudiamo il nostro percorso tra i libri vincitori del Premio Andersen 2026 tornando al principio, alla molteplicità di linguaggi che contraddistingue la migliore progettualità editoriale. La Protagonista della Cultura per l’Infanzia di quest’anno è infatti Patrizia Zerbi, per il suo lungo e appassionato lavoro in campo editoriale – iniziato sul finire degli anni Settanta in Fatatrac e proseguito con la fondazione della casa editrice Carthusia – e per il suo importante contributo a diffondere la cultura del silent book. Un linguaggio, quello del libro senza parole, che abbiamo visto svolgere un ruolo importante in diversi libri vincitori. Per la sezione divulgazione, vince infine Meccanica illustrata (QuintoQuarto) di Marina Montero, un libro che sceglie un tema insolito nell’editoria per ragazzi, ma che l’autrice traduce subito in una domanda di grande interesse, anche per l’infanzia: Perché le cose si muovono? Dal funzionamento di una carrucola alla legge di gravitazione, mescolando brevi testi con immagini esplicative e biografie di filosofi (che a lungo si sono interrogati su questi argomenti), Marina Montero svolge una magistrale traduzione dei saperi in una forma accessibile ma rigorosa, mostrando come l’intreccio di linguaggi e competenze grafiche possa dare vita a una divulgazione e a un’offerta editoriale di assoluta qualità.

I vincitori del Premio Andersen 2026

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