L'ARTICOLO DEL MESE/LA RIVISTA

Viaggio in Norvegia di Martina Russo

Sono partita per Oslo carica di curiosità. Sono tornata con un troll nel bagaglio a mano.

Per quanto possa sembrare uno stereotipo, non potevo portare indietro nulla di più emblematico, metafora (in peluche) di una letteratura capace di prendere elementi della tradizione (ci tornerà Anselmo Roveda) e lavorare sul contemporaneo, con esiti alti, convincenti, talvolta esilaranti.

Lo specifico troll venuto via con me, infatti, altro non è che merchandising intorno al libro I tre capretti furbetti al parco acquatico (in uscita per Camelozampa, ne parliamo più avanti), e ben esemplifica questa tendenza felice e spesso sottesa a creare ponti tra il passato e il presente. D’altronde basti guardare l’immagine scelta per accompagnare il programma del paese ospite di Bologna Children’s Book Fair: la domanda “E se…?” è accerchiata da elementi quali il tradizionale coltello per tagliare il Brunost (il formaggio marrone), un corvo morto, lo storico seggiolone, una tenda Sàmi…

Sugli eventi del programma bolognese torneremo certamente sul prossimo numero di Andersen, nel frattempo le pagine di questo speciale possono necessariamente dare giusto un’idea di quello che l’immaginario norvegese per bambini e ragazzi può offrire; certo sono un buon inizio per esplorare una letteratura che – come racconta la storica e critica Karin Beate Vold nel contributo pubblicato su Andersen Europa del 1992 – pone le sue basi nel crescente interesse manifestato dalla metà dell’Ottocento verso i bambini e ha fondamentale sviluppo parallelamente all’evoluzione della lingua norvegese. Nel 1885, infatti, venne approvata una legge che garantiva uguaglianza ad entrambe le lingue norvegesi scritte: riksmål (derivante dal danese e rinominato ufficialmente bokmål nel 1929) e landsmål, ovvero il Nynorsk, che, permeato da un forte sentimento di indipendenza rispetto al controllo danese (ufficialmente terminato nel 1905), divenne per molti scrittori di letteratura giovanile una vera e propria arma di cultura politica.

“Mentre coloro che avevano scelto la lingua riksmál generalmente si rifacevano all’esperienza di gioco e di scuola dei bambini borghesi di città – prosegue Vold – gli scrittori landsmål descrivevano la vita nella Norvegia rurale e la vita quotidiana dell’infanzia inserita nei cicli della produzione agricola. Questa letteratura rese possibile un’identificazione empatica coi bambini del proletariato rurale”.

Un’identificazione empatica testimoniata anche dal fatto che scrittori e scrittrici norvegesi passino ancora oggi dalle storie per ragazzi a quelle per adulti senza che questo cambio di direzione sia più di tanto sottolineato. Lo dimostrano i nomi noti ai più: da Jon Fosse, a Jostein Gaarder a Jo Nesbø, tutti si sono occupati di libri per grandi e per piccoli lettori.

La qualità letteraria, poi, è un elemento preso in seria considerazione in Norvegia: Norla (Norwegian Literature Abroad), tra le altre cose, si occupa ogni anno di selezionare i migliori libri per garantirne un certo numero di copie alle biblioteche del paese. Un supporto fondamentale per la filiera del libro, ma anche un incoraggiamento a produrre buone storie, tanto per gli autori, quanto per gli editori.

Ma l’attenzione al mondo dell’infanzia va aldilà del mondo del libro: vagando per la capitale – una passeggiata serale al parco di Vigeland lo può confermare – non è strano vedere statue che rappresentano bambini, da soli o insieme ad adulti (senza distinzioni di genere) impegnati in momenti di gioco e tenerezza. E in questo senso non stupisce che, nel corso della visita organizzata da Norla in una Oslo settembrina – assolata tanto da spingere i norvegesi a fare il bagno nel fiordo – è stata inclusa anche l’incursione dietro le quinte del Museo Munch, per osservare da vicino i disegni dell’artista, quelli realizzati quando era bambino. Una produzione qualitativamente molto interessante ma che altrove forse non godrebbe della medesima cura. Tra esercizi di copia dal vero e primi esperimenti, gli schizzi sono conservati religiosamente in gigantesche cartelline celati da finestrelle (aperte solo dagli addetti del museo). Flap e fustelle funzionali insomma: anche questo fa subito pensare all’infanzia.

L’empatia di cui parla Vold, poi, è quella che si conferma anche nella progettazione degli spazi collettivi, a partire dalle biblioteche: se a Tøyen ce n’è una riservata a utenti dai 10 ai 15 anni, nella Deichman di Bjørvika non mancano gli spazi pensati per i piccolissimi, senza dimenticare i parcheggi per i passeggini disposti su tutti i piani.

Lo stesso si può dire della Litteraturhuset (la Casa della letteratura): quando la visitiamo, guidati dalla brillante direttrice (e scrittrice) Susanne Kaluza, ci sono classi di piccoli lettori in visita, che – appesi i colorati impermeabili e riposti gli stivaletti di gomma – occupano lo spazio a loro riservato in questo grande edificio dedicato a eventi, corsi, residenze intorno al mondo del libro.

Insomma, insieme al troll sono finiti nel bagaglio a mano anche spunti, confronti e soprattutto molte storie: le condividiamo e ve le affidiamo in un ideale viaggio verso nord, anche per chi, tra di voi, inizierà a visitare la Norvegia tra i padiglioni di Bologna.

Vi aspettiamo a Bologna! Il numero speciale dedicato alla Norvegia sarà presentato mercoledì 15 aprile al Norway Café alle 11,30

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