ILLUSTRAZIONE

Mauro Evangelista

Per salutare Mauro Evangelista (1963-2024), illustratore e direttore artistico di Ars in Fabula che ci lascia davvero troppo presto, pubblichiamo dal nostro archivio l’articolo che Walter Fochesato scrisse nel 2008 in occasione dell’assegnazione del Premio Andersen come Miglior Illustratore. 

Ma che aspettate a batterci le mani? è un libro illustrato da Mauro Evangelista, tratto dalla ben nota e bellissima canzone di Dario Fo e Fiorenzo Carpi, apparsa per la prima volta attorno alla metà degli anni ’70. La conosco quasi a memoria. Se poi mi chiedete il perché non saprei dirlo, forse la cantavo ai miei figli, forse a scuola l’avrò usata in qualche occasione. Parto da questo libro perché il titolo mi sembra perfetto per tornare a parlare di Mauro Evangelista, di cui mi sono occupato in diverse occasioni, dallo splendido albo Lettera a un figlio di Rudyard Kipling all’articolo scritto in occasione della copertina disegnata per la nostra rivista. 

Lettera a un figlio di Kipling, illustrato da Mauro Evangelista per Rizzoli) e Raccontare gli alberi, realizzato a quattro mani con Pia Valentinis, vincitore del SuperPremio Andersen nel 2012.

Dicevo, perfetto il titolo. Perché l’editoria italiana (e il caso non è nuovo…) ha impiegato non poco tempo a battere le mani a Mauro, a scoprirlo, ad affidargli libri importanti capaci di mettere alla prova le sue qualità e possibilità.

Per fortuna poi è avvenuto un doppio incontro: Carlo Gallucci, da un lato, e Paola Parazzoli della Rizzoli-Fabbri dall’altro. Prima, oltre a Grimm Press, vi era stata una fruttuosa collaborazione con importanti editori del Regno Unito. E la cosa non deve poi stupire giacché Evangelista è, fra gli illustratori dell’ex Bel Paese, forse quello più vicino ai modi della grande tradizione inglese fra fine ‘800 e primi decenni del XX secolo.

In ogni caso il suo segno, pur così riconoscibile, palesa una fortissima capacità di adeguarsi alla natura e alla sostanza del testo.

Ecco allora una “connaturata attitudine al lieto e al luminoso” che diventa, quando occorre, propensione all’inquieto e al visionario. Sempre però con l’intento di circuire, di ammaliare, di conquistare il lettore di figure ora con levità sospesa di una misura fortemente lirica, ora con un tratto più spigliato e ribadito, quasi nervoso, tutto teso a mettere in luce le ironie o anche i lieviti comici del testo.

È quel che accade in Ma che aspettate… dove vibra e si impone una netta e lieta propensione alla messa in scena, al teatro. Ma è un teatro povero, dove il massimo dello scialo è dato dalle “trenta lune di cartone/ con dentro le lanterne di carburo/ da far sembrar la luna un solleone”; un teatro popolare e girovago fra aie e piazze di paese, fra sagre e feste patronali. Un teatro fatto di arguzie e di mestiere, di piccole sorprese e, non di rado, pance che brontolano per la fame. D’altro canto fame e teatro sono le due grandi costanti che dominano la scena de Le avventure di Pinocchio e forse nascosto sul carrozzone o dietro al sipario c’è proprio il burattino collodiano pronto a balzar fuori, magari per rubare il cappello del comando a “Napoleon francese”, quello che “piange ancora e si dispera/ da quel che dì che, verso sera,/ ce ne andammo senza recitar” . Impagabile è la figuretta dell’Imperatore che, beato, assiste alla rappresentazione, sotto lo sguardo vigile e stizzito di una mamma altezzosa o che fugge dall’Elba o si arrabbia per il mancato spettacolo. E, spettacolo nello spettacolo, ci sono da gustare tutto il brio e la freschezza del pennino di Evangelista, tutta la sua capacità di frenetica, continua eppur ponderata, invenzione.

Motivazione del Premio Andersen: Per la limpida propensione narrativa della sua arte. Per la non comune capacità di entrare in sintonia con il testo cogliendone echi e accenni. Per un segno che si impone in virtù di una marcata delicatezza tonale, di una vitalità fatta di poesia, incanto ed ironia.

La fotografia in apertura, scattata per il progetto “Leggevo che ero”, è di Mara Pace. Mauro Evangelista scelse come libro d’infanzia Don Chisciotte della Mancia, riduzione del romanzo di Miguel de Cervantes con illustrazioni di Maria Calati con la seguente motivazione: “Don Chisciotte della Mancia ha condizionato tutta la mia infanzia. Mi faceva molta paura e quando lo vedevo sullo scaffale della biblioteca m’intimoriva, come una porta da non aprire.”