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Luvi di Stefan Boonen, ill. di Dieter De Schutter, trad. di Laura Pignatti, Mondadori
Per una una scrittura nitida, efficace nella sua semplicità, capace di dare voce e forza ai pensieri di una protagonista in fuga e in cerca di sé stessa. Per un romanzo poetico e potente, che non si sottrae al racconto di verità scomode, sorretto da una traduzione attenta ai giusti suoni e alle illustrazioni altrettanto ficcanti.
Recensione di Caterina Ramonda, pubblicata su Andersen n, 421
Il pubblico italiano conosce Stefan Boonen grazie ai libri tradotti dalla casa editrice Sinnos, in particolare quelli realizzati in coppia con Melvin che raccontano le avventure di Leo e di Max Halters. In questo caso invece, l’autore belga si misura con un romanzo per lettori dai dieci anni, in cui colpisce con una scrittura nitida, efficace nella sua semplicità. Sono frasi corte che distillano sulla pagina i pensieri di Luvi, la protagonista che vive in un mondo fantastico per geografia (il profondo Entroterra in cui c’è il paese di Boscoscuro, centosei strade, una piazza e una chiesa con mezzo campanile), ma in cui i caratteri umani sono facilmente riconoscibili. Ci sono persone meschine, come la coppia pretenziosa e sgradevole che tratta da invisibile Luvi, a servizio da loro come la nonna e la mamma prima di lei. Ci sono persone che si ribellano, come i tre ragazzi fuggiti dal riformatorio, con cui la bambina condivide un pezzo di strada; altri che resistono a loro modo, apprezzando la vita e cercando di girare alla larga dalle assurdità del Commissario di polizia. E c’è Luvi: in bilico tra la convinzione di non valere nulla e la voglia di essere libera e vedere il mondo. La sua fuga incontra un parrucchiere che l’accoglie in casa e le insegna i trucchi del mestiere, un capitano innamorato che non ha più voglia di salpare, un’amica gentile, addirittura un re. Uscendo di metafora, Boonen regala alla sua protagonista la sensazionale abilità di spiccare il volo e fare enormi salti quando è arrabbiata. Come se la reazione alle ingiustizie le regalasse la capacità di volare alto.
Il romanzo è poetico e insieme coraggioso: si apre sulla scena di una bambina (quasi) morta e continua inanellando scomode verità. È sorretto dalle illustrazioni di Dieter De Schutter, da apprezzare fin dalla copertina, delicata e potente, e dalla traduzione di Laura Pignatti, che trova non solo le parole, ma anche i suoni giusti: un esempio su tutti, il riformatorio battezzato Il Gragno. Nel 2022 il libro è stato nominato miglior lettura per ragazzi dalla Dutch Teachers’ Association: non si sono affatto sbagliati!
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