Premio Andersen 2021: Premio Speciale della Giuria La quarantesima edizione

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La Divina Commedia. Inferno un popup di Massimo Missiroli e Paolo Rambelli

Per essere, nell’anno dedicato a Dante Alighieri, una delle realizzazioni editoriali di maggior originalità. Per la generosità e l’intelligenza di una preziosa realizzazione a pop-up capace di dar nuova vita alle intramontabili immagini di Gustave Doré. Per l’omaggio multimediale alle prime versioni cinematografiche della Commedia.

La recensione di Walter Fochesato su Andersen n. 378 (dicembre 2020):
Non so se La Divina Commedia sia l’opera più bella nella vastissima produzione di Gustave Doré (personalmente mi indirizzerei verso altri lavori). Di certo è la più nota e fortunata. Apparsa in Francia nel 1861 quando l’autore non aveva neppure trent’anni, conobbe da subito uno straordinario successo che ancor oggi dura. Nel nostro paese venne portata nel 1868 da un editore accorto e popolare come Sonzogno che la ristampò innumerevoli volte variandone anche il formato. Divenne in molte case, di chi ovviamente poteva permetterselo, un libro ineludibile da sfogliare ma ancor più da leggere durante le serata invernali a famiglia riunita. Antonio Rubino ricorda: “A quattro anni, prima di sapere leggere, recitavo già il canto terzo della Divina Commedia e fingevo di saper leggere ripetendo a memoria i versi stampati sotto le illustrazioni di Gustavo Doré, con grande meraviglia di tutti”. Pian piano l’opera si diffonde anche presso le classi popolari. E resta intatto il fascino delle potenti e talora stordenti invenzioni figurative dell’artista alsaziano, della sua inesauribile vena visionaria. Attraverso la mediazione di valenti incisori (come Adolphe François Pannemaker) il bianco e nero diventa colore e narrazione, con straordinari effetti di lume e prospettiva, all’insegna del dramma e della continua sorpresa. Senza dimenticare, nei giovinetti di non poche generazioni, il turbamento erotico dinnanzi ai non pochi nudi femminili, bellezze opulente e rubensiane, a partire dall’episodio di Paolo e Francesca. Orbene, avvicinandosi l’anniversario dantesco, Massimo Missiroli ha realizzato uno dei suoi sogni: rendere a pop-up l’Inferno. Scelta quasi obbligata giacché lo stesso Doré, ben consapevole delle difficoltà di illustrare Purgatorio e, ancor più, Paradiso, diede alla prima cantica il primato con un numero nettamente superiore di tavole. Parlavo di sogno giacché ricordo che molti anni or sono (direi a occhio più di trenta) Massimo, tirando fuori una smilza cartelletta, mi parlò del suo progetto e già allora, accalorandosi, sembrava che le riproduzioni del buon Gustave balzassero fuori a tre dimensioni. Missiroli, lo ricordo, è uno dei principali paper engineer a livello internazionale e i suoi lavori hanno avuto importanti riconoscimenti. Buon peso è anche incallito collezionista, organizza mostre e nel corso del tempo ha tenuto centinaia di seminari e laboratori, per grandi e piccini. Ecco allora La Divina Commedia. Inferno dove alle sei tavole doppie si alternano altre immagini “normali” e il pacato e preciso commento-riassunto di Paolo Rambelli. Ovviamente le tecniche adottate variano di volta in volta, vuoi per rendere al meglio il rapporto con le rappresentazioni dantesche vuoi per accrescere lo stupore di chi guarda. E par proprio che Doré le avesse già pensate così, pronte ad animarsi. Ma non basta giacché, grazie all’app Arloopa, sarà possibile vedere anche altri materiali fra cui le prime due preziose versioni cinematografiche italiane realizzate nel 1911 e che si rifacevano, non casualmente, all’immaginario del Doré e con tutti quegli effetti speciali che l’epoca poteva permettersi.

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