L'ARTICOLO DEL MESE

Essere una Children’s Laureate italiana di Susanna Mattiangeli

Susanna Mattiangeli in uno scatto di Mara Pace per il progetto Leggevo che ero: «Filastrocche in Cielo e in Terra è stato il mio primo incontro con le parole in rima. In molte pagine mia madre ha aggiunto dei disegni a penna pensando a me che ancora non leggevo». 

L’intervento di Susanna Mattiangeli – Premio Andersen come Miglior Scrittrice nel 2018 – per la sua nomina come Children’s Laureate italiana 2022-24 è pubblicato su Andersen n.402. Tra le pagine di Andersen di questo mese trovate anche l’intervista all’attuale Children’s Laureate inglese, Joseph Coelho, intervistato da Mara Pace. Sostieni la rivista Andersen con un abbonamento!

La mia nomina di Children’s Laureate italiana per il biennio 2022-24 è arrivata in autunno, del tutto inaspettata, ed è stato come ricevere un regalo importante, impegnativo e misterioso. Che cosa vuol dire essere Children’s Laureate? È la domanda che mi sono sentita ripetere per mesi ma che io stessa ho posto quando ho ricevuto la notizia. Il precedente Laureate, Alessandro Sanna, è stato il primo in Italia a ricevere questo incarico nel biennio 2020-22, periodo notoriamente avverso ai viaggi e agli incontri, e ha svolto il suo mandato prevalentemente a distanza, in circostanze accidentate. La diffusione capillare di questa figura di portavoce della letteratura dedicata all’infanzia ricade dunque sul biennio appena cominciato. Per fortuna, uno dei primi appuntamenti ufficiali del mio incarico è stato alla Bologna Children’s Book Fair dove ho incontrato i Laureates internazionali con i quali ho condiviso un intenso pomeriggio di confronto privato e un’occasione pubblica di presentazione. Ho avuto quindi l’opportunità di conoscere le esperienze, le motivazioni e gli obiettivi di scrittori e scrittrici provenienti dal Regno Unito, dal Galles, dall’Irlanda, dalla Svezia, dall’Olanda, dall’Australia e di comporre un quadro più preciso della storia e dell’importanza di questo ruolo in altri paesi. La figura di Laureate nasce nel Regno Unito, dove la lettura è storicamente sostenuta e valorizzata, e si è diffusa a partire da quella prima esperienza mantenendo il suo carattere plastico, un ruolo che si adatta alle persone e ai tempi, attivo, concreto e fondamentalmente politico. I luoghi di intervento sono perciò le scuole, le biblioteche, i centri di aggregazione, con attenzione particolare alle zone dove i libri non arrivano. Molti Laureates pongono al centro del loro incarico proprio il valore democratico dell’accesso alla lettura. La rappresentanza di lingue e culture minoritarie, la questione dei margini sono temi centrali, anche perché incarnati da coloro che ho avuto modo di conoscere. La famiglia di Gabrielle Wang, rappresentante dell’Australia, proviene dalla Cina, mentre Joseph Coelho è il primo scrittore afro-britannico della storia dei Laureate. In Galles la scrittrice e cantante Casi Wyn è ambasciatrice della letteratura per l’infanzia in lingua gallese e Connor Allen è il suo omologo per la letteratura in inglese. In Irlanda Áine Ní Ghlinn si è occupata di diffondere la letteratura in gaelico, riuscendo a fare arrivare più di 70000 libri in quasi 2000 scuole del paese. Ho conosciuto anche Tialda Hoogeveen, ambasciatrice della minoranza linguistica frisona, e Noosha Shams, Children’s Laureate svedese. Il suo caso in effetti è un po’ diverso perché l’intento principale del suo mandato è quello di dare visibilità alla condizione di chi vive e studia in Svezia pur conservando una lingua madre diversa. Lei è di origine iraniana e conosce la situazione: c’è una lingua nazionale che è quella della scuola, dei libri, della vita pubblica e poi ce n’è una privata, familiare, che viene vissuta come un’impronta da tenere nascosta. Non avere facile accesso a una letteratura nella propria lingua madre è una condizione indubbiamente limitante e riguarda anche molte bambine e bambini che frequentano la scuola italiana. Il confronto mette in una luce diversa ciò che diamo per scontato e spalanca nuove possibilità. Noosha ha parlato di un’idea che mi ha entusiasmata: tramite un appello lanciato in alcune scuole superiori, è riuscita a coinvolgere un certo numero di ragazze e ragazzi che ora la accompagnano nei suoi incontri, la stimolano, lavorano con lei a tutti gli effetti e sono a loro volta dei piccoli ambasciatori e ambasciatrici. Chissà che non si arrivi a fare qualcosa di simile in futuro anche da noi. 

Grazie a questa prima immersione formativa, inizio il mio percorso con una visione allargata e qualche stimolo in più. Il compito che mi sono data è quello di contribuire a valorizzare la cultura per l’infanzia, nel nostro paese lasciata ai margini del dibattito culturale, e di lavorare per diffondere l’accesso alla letteratura di qualità. Intendo viaggiare per il paese (ancora di più rispetto al solito) e incontrare bambine, bambini, insegnanti, soprattutto in quei luoghi – penso al centro sud, ma anche zone marginali dei grandi centri del Nord – dove l’incontro con i libri è meno scontato che altrove. Da tempo mi interrogo sulla possibilità di comporre, se non una mappa precisa, almeno un panorama dell’educazione alla lettura in Italia. C’è chi fa scuola con i libri senza trasformarli in strumenti di tortura; c’è chi ogni giorno a scuola offre poesia, prosa, arte visiva come una necessità del cervello e dei sensi prima ancora che come una pratica didattica. Nella mia esperienza ho verificato che gli ambienti scolastici dove si vive meglio sono quelli dove è dedicato molto tempo alla lettura collettiva e individuale, dove si parla di libri in modo spontaneo e libero, non ingabbiato da esercizi e voti. In queste situazioni la migliore letteratura per l’infanzia trova facilmente ingresso perché la selezione avviene in modo naturale. Non si tratta necessariamente di ambienti privilegiati, tutt’altro: accade che proprio nelle circostanze difficili si cerchino via alternative, a volte con esiti inaspettati. Certo non è la regola nel nostro paese e la mia impressione è che si potrebbe fare molto di più per formare le e gli insegnanti, per diffondere la democrazia attraverso la pratica della lettura. Le possibilità ci sono: ci si può avvalere dell’adozione alternativa come previsto dal Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 che permette di destinare i fondi per il libro di testo alla costruzione di una biblioteca di classe, oppure si può fare scuola con ogni genere di narrazione pur mantenendo il libro di testo. Io cercherò di diffondere queste possibilità e di preparare la strada anche a chi verrà dopo di me, perché è questo il bello degli inizi: si lavora per costruire qualcosa che sarà.

L’Italian Children’s Laureate è promosso da Alir-Associazione Librerie Indipendenti per Ragazzi e Accademia Drosselmeier con il sostegno del Cepell-Centro per il libro e la lettura, in collaborazione con Bologna Children’s Book Fair e Ibby Italia.

Susanna Mattiangeli sarà ospite d’eccezione a Genova sabato 20 maggio (ore 10 in piazza Cernaia; ore 15.30 in via delle Vigne 9r.) per l’inaugurazione de La biblioteca KORA, un nuovo spazio per bambini e famiglie in cui incontrare libri, storie e immaginario, ideato nell’ambito del progetto di rete IO VIVO QUI, realizzato dalla cooperativa sociale Il Laboratorio con il sostegno dell’Impresa Sociale Con I Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Un biblioteca che nasce con un processo partecipato avviato negli ultimi due anni dalla rivista Andersen e l’associazione La Stanza e altri partner del progetto di rete.

 Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è banner-newsletter.gif