L'ARTICOLO DEL MESE

Le donne motore culturale e imprenditoriale delle librerie indipendenti di Serena Mabilia

L’articolo di Serena Mabilia, sintesi divulgativa di una porzione della tesi di diploma accademico di secondo livello (laurea magistrale) in Illustrazione, è stato pubblicato Andersen n.376 – ottobre 2020. Abbonati ora per sostenere Andersen! 

Molte sono amiche, alcune sono sorelle o addirittura gemelle, altre cugine o compagne di studi. Altre ancora hanno contato unicamente su se stesse e ce l’hanno fatta da sole. Sono libraie indipendenti, ma anche imprenditrici a tutti gli effetti, donne che attraverso il proprio sguardo e la propria sensibilità hanno dato forma concreta a un progetto, a un sogno.

«Vorrei ampliare la visione femminile nei diversi aspetti culturali e sociali» confida Elisabetta Gaudio di nb:notabene, libreria dall’atmosfera raccolta particolarmente attenta al visual, «non diventerà una libreria per donne, ma sarà sicuramente un luogo che sostiene ancora di più il femminile: questo comprende la natura, un certo tipo di spiritualità, apertura creativa, espressione che sostiene la vita».

In Italia, trattare oggi di femminismo non è anacronistico e il percorso per raggiungere la parità di genere è infatti ancora lungo. Per esempio, il mondo dell’editoria è affollato di figure femminili, ma il loro ruolo rimane legato a quello di traduttrice, redattrice, lettrice professionista e la loro presenza diminuisce man mano che ci si avvicina agli apici dirigenziali: la percentuale di donne che rivestono la mansione di presidente, amministratrice o direttrice è davvero esigua. Nel campo della lettura invece si evidenzia la preponderanza di lettrici rispetto ai lettori e si riscontra che le libraie siano quasi il 72% contro il restante 28% di librai; un aspetto che è contemporaneamente sia positivo che negativo: pone in risalto l’empowerment femminile, tuttavia risponde altresì a uno stereotipo, quello cioè che certi lavori debbano essere svolti prettamente da donne. Ciò non toglie che essere una donna lavoratrice in un sistema che è ancora prevalentemente maschile – e a tratti maschilista – apporti un valore aggiunto che ha a che fare con cura, ascolto, passione, determinazione, coraggio e grazia.

«Ottimismo, innanzitutto. E poi, una grande capacità di adattamento. Queste sono le due caratteristiche necessarie per gestire una libreria» riflette Catia Bertuccioli di Montefeltro Libri, uno spazio fortemente connesso con storia e tradizione del contesto urbinate. Ottimismo e adattamento come virtù imprescindibili specialmente di questi tempi: «Oggi la gente ha sempre fretta: mi chiede un libro mentre sta usando il cellulare» osserva Anna Parola mentre pensa a com’è cambiato, nel corso degli anni, il suo lavoro presso la storica Libreria dei Ragazzi, aperta da due amiche nel 1974. Non ci stupisce che in Italia il libro non venga comunemente considerato un valore, e che, alla fine, il nocciolo della questione rimanga sempre una contesa economica e di potere, perfino quando si ha a che fare con un bene nobile.

Le libraie de La casa sull’albero di Arezzo

«Cerco di non immaginarci in un futuro distopico dove le librerie non esistono più e vengono soppiantate da Amazon o dalla vendita virtuale. Spero e ritengo ci sia la possibilità di un ritorno al rapporto diretto con il libraio, o più in generale con il commerciante di un’attività indipendente» sottolinea Elena Giacomin la cui libreria La Casa sull’Albero, aperta insieme ad Anna Giacomin e Barbara Gigli, ha vinto nel  2019 il prestigioso Premio Gianna e Roberto Denti, promosso da Andersen e A.I.E., come miglior libreria italiana per ragazzi. Anche Diletta Colombo, della multiforme libreria Spazio b**k nata insieme a Chiara Bottani, riflette sul futuro:

«Suppongo diventi cruciale l’organizzazione perché il lavoro aumenta, ma al tempo stesso le economie editoriali non sono semplici. È importante fare analisi, trovare nuove strategie, non disperdere le energie».

E anche se negli ultimi anni il numero delle librerie indipendenti continua a calare e la loro presenza non viene riconosciuta come meriterebbe, è invece fondamentale che esse esistano e resistano per il ruolo culturale, sociale, civile, politico, relazionale che svolgono all’interno del tessuto cittadino. «La libreria indipendente è un presidio culturale»  dichiara Silvana Sola di Giannino Stoppani, libreria nel cuore di Bologna fondata da un gruppo di cinque donne, alcune delle quali allieve di Antonio Faeti, «un luogo di accoglienza e competenza; spazio di incontro, scoperta, informazione, formazione» . Parla di valore sociale anche Teresa Francesca Giffone:

«La libreria indipendente corre dei rischi e adotta delle scelte assolutamente personali, talvolta sbagliando, ma assumendo con coraggio una posizione chiara e netta all’interno della società».

Quella di Teresa Giffone è una storia di ispirazione e grande speranza: il suo primo spazio, Mirror, era una galleria-libreria all’interno della quale confluivano diversi ambiti e ricerche, ma che ha cessato di esistere nel 2017 a due anni dall’apertura. Ha deciso allora di reinventarsi e di rimettersi in gioco con La Vispa Teresa, una libreria destinata a bambini e ragazzi. L’apertura era prevista per marzo, rimandata a causa dell’improvvisa quanto destabilizzante emergenza sanitaria. «Non avevo nemmeno la possibilità di ricevere le spedizioni da parte degli editori, è stato un periodo davvero difficile. Non potevo tornare indietro, ma nemmeno andare avanti. Dopo il lockdown ho finalmente aperto e, sebbene non abbia potuto organizzare eventi collaterali, ho riscontrato fin da subito molto interesse nei confronti dell’editoria per l’infanzia».

Era una libreria destinata ai più piccoli pure La Locanda delle favole, uno spazio che coniugava libri belli e merende buone, così come la descrivevano Roberta Bagnoli e Stefania Righetto. La libreria-bistrò, attenta alla lettura quanto al cibo salutare, biologico e a km zero, aveva aperto nel 2018, poi è arrivato il Coronavirus: l’incertezza sul futuro e l’essere giovani mamme non ha consentito alle libraie di reggere la situazione. «A qualcuno il Covid ha portato grande sofferenza, ad altri ha portato via persone care. A noi ha portato via il nostro sogno» scrivono su Facebook «e non ci sarà giorno in cui non ricorderemo con felicità i bimbi che sono passati di qui e che sono cresciuti in questi due anni, le scuole, le famiglie».

Anche Federica e Francesca Fornasini della tenera e accogliente libreria Piccolo Grande Bubo hanno vissuto momenti critici; avevano aperto da pochi mesi quando è scoppiata l’epidemia: «In questo ultimo anno abbiamo imparato a danzare al ritmo dell’imprevisto. Abbiamo fatto i conti con le nostre ansie e le nostre paure cercando di imparare l’arte dell’elasticità» confessano, «ci siamo rese conto di quanta forza ci sia servita, quanta voglia di dar vita e voce a questo progetto ci sia scorsa nelle vene; siamo state pronte a tutto, e questo 2020 ne è la conferma».

Le libraie di Quivirgola

Risulta complesso tracciare le fila di quanto successo alle librerie indipendenti – e a tutti noi – in questa delicata circostanza storica: alcune sono state costrette a cessare l’attività, al contrario altre hanno riscontrato un incremento del fatturato. «Noi abbiamo aderito all’iniziativa Libri da Asporto che ci ha permesso di continuare a lavorare anche durante la quarantena e ha messo in luce l’importanza del rapporto tra lettore e libraio» raccontano Eleonora e Valentina Zanrosso di Quivirgola, dinamica libreria-studio di comunicazione, «consegnare i libri ci faceva sentire utili nei confronti della comunità. Dopodiché abbiamo aperto gradualmente, iniziando su appuntamento, e avviato il nostro shop online. Siamo felici e soddisfatte del nostro lavoro. La bellezza di trovarsi ogni giorno immerse nelle storie – storie raccontate dalle parole, dalle immagini, dalle persone, dagli oggetti fatti a mano – in un luogo che in realtà è milioni di luoghi, è un privilegio enorme».

Ciò che ci definisce esseri umani è anche l’attrazione verso la narrazione e in periodo di isolamento ci siamo affidati ancor più alle storie per conoscere il mondo o per evadere da esso, per distrarci, ritrovarci, per esorcizzare la paura, stupirci, sollevarci, sentirci compresi, comprendere. Attraverso il libro, la lettura condivisa, le proposte di incontro – quello vero, autentico – le librerie sanno raggiungere un pubblico trasversale fornendo gli strumenti necessari per l’arricchimento della nostra vita. A noi tutti, non resta che sostenerle. 

Questo articolo nasce come sintesi divulgativa di una porzione della tesi di diploma accademico di secondo livello (laurea magistrale) in Illustrazione discussa da Serena Mabilia nell’a.a. 2019/2020 presso l’ISIA (Istituto Superiore per le Industrie Artistiche) di Urbino. La tesi, dal titolo “Di carta e altre storie” (relatrice Silvana Sola, correlatore Anselmo Roveda), è una ricerca sul rapporto tra infanzia e lettura che attraversa i territori del visivo, dell’antropologia, della psicologia, della pedagogia e dell’immaginazione, filtrata tramite riflessioni ed esperienze personali. La tesi, che comprende anche un’analisi sulle librerie indipendenti e dieci interviste a libraie, dialoga con l’albo illustrato, Giulio, cosa vuoi fare da grande? (inedito), entrambi elogi del libro, della lettura e dei luoghi a essa dedicati. Il presente articolo rende conto della parte di ricerca relativa alle interviste su librerie indipendenti e femminile. Durante il lavoro di ricerca sono state intervistate le libraie: Anna Parola (libreria: Libreria dei Ragazzi, Torino, 1974), Silvana Sola (Giannino Stoppani, Bologna, 1983), Catia Bertuccioli (Montefeltro Libri, Urbino, 1994 e piccola 2014), Elisabetta Gaudio (nb:notabene, Torino, 2011), Diletta Colombo (Spazio b**k, Milano, 2012), Elena Giacomin (La Casa sull’Albero, Arezzo, 2013), Teresa Francesca Giffone (Mirror, Vicenza, 2015, poi chiusa nel 2017), Eleonora e Valentina Zanrosso (Quivirgola, Schio, Vicenza, 2017), Roberta Bagnoli e Stefania Righetto (La locanda delle favole, Genova, 2018, poi chiusa nel 2020), Federica e Francesca Fornasini (Piccolo Grande Bubo, Padova 2019).

 

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