L'ARTICOLO DEL MESE

Obiettivo 16: Pace, giustizia e istituzioni forti di Walter Fochesato

Illustrazione di Walter Trier per La conferenza degli animali di Erich Kastner

“In piazza c’è il mercato dei balocchi./ Un mercato coi fiocchi,/ ad ogni banco lasceresti gli occhi./ E non si paga niente, tutto gratis./ Osservi, scegli, prendi e te ne vai./ Anzi, anzi, il padrone/ ti fa l’inchino e dice: “Grazie assai,/ torni ancora domani, per favore:/ per me sarà un onore…”/ Che belle le vetrine senza vetri!/ Senza vetri, s’intende,/ così ciascuno prende/ quello che più gli piace: e non si passa/ mica alla cassa, perché/ la cassa non c’è./ Un bel Pianeta davvero/ Anche se qualcuno insiste/ a dire che non esiste…/ Ebbene, se non esiste, esisterà:/ che differenza fa?”

Sono questi i versi finali de Il pianeta degli alberi di Natale una poesia di Gianni Rodari, compresa nella sua celebre raccolta Filastrocche in cielo in terra, apparsa per Einaudi nel 1960. Qui colpisce, nella gioiosità dei versi, il riferirsi a una società di uguali. A ciascuno secondo i suoi bisogni verrebbe da dire, pensando agli Atti degli Apostoli e al Manifesto del Partito Comunista del 1848. Ma, ancor più, appare attuale e prezioso il tema dell’utopia. Di un’utopia che è prassi quotidiana e volontà, che è progetto e speranza: un qualcosa che sia capace di guidare le nostre azioni anche nei momenti più difficili.

Il 2020 non è stato soltanto il centenario della nascita del grande scrittore di Omegna ma anche quello di Pinin Carpi. Di lui rileggevo in questi giorni Susanna e il soldato edito da Vallardi e riproposto in anni recenti dalla Piemme. È un romanzo pacifista, è la storia di una bambina che fugge da un orfanotrofio e incontra un soldato che fugge da una guerra lunga e assurda. Orbene Gianni e Pinin, riprendo alcune osservazioni fatte a suo tempo, sono due autori profondamente e felicemente diversi ma volendo trovare un punto di contatto lo rintraccerei nella consapevolezza che per loro “tutto è fiaba”. Perché quest’ultima è, per dirla con Rodari, “il luogo di tutte le ipotesi” e “può aiutare il bambino a conoscere il mondo, gli può dare delle immagini anche per criticare il mondo”. E, sempre citando Rodari, concludendo il discorso di ringraziamento per la consegna del Premio Hans Christian Andersen nel 1970:

“Nessuno possiede la parola magica: dobbiamo cercarla tutti insieme, in tutte le lingue, con modestia, con passione, con sincerità, con passione, con fantasia; dobbiamo aiutare i bambini a cercarla, lo possiamo anche fare scrivendo storie che li facciano ridere: non c’è niente al mondo di più bello della risata di un bambino. E se un giorno tutti i bambini del mondo potranno ridere tutti insieme, tutti, nessuno escluso, sarà un gran giorno, ammettetelo”. 

Ecco si arriva, attraverso la porta dell’utopia a riflettere attorno ai temi della giustizia, della legalità e della pace. Ho sempre creduto, come educatore, nel potere salvifico e “terapeutico” dei libri. In opere capaci attraverso la bellezza e l’emozione delle parole (e delle figure) di stare dalla parte dell’infanzia, donandogli impliciti strumenti di riflessione, formazione e ribellione. A lungo mi sono occupato del tema della guerra, e rimando al mio Raccontare la guerra: Libri per bambini e ragazzi (Interlinea, 2011). Qui osservavo che la presa di coscienza del “non senso” della guerra debba passare attraverso l’esame delle guerre stesse e non attraverso una sovente noiosa perorazione attorno alla pace. È, in altri termini, quanto mai difficile parlare di quest’ultima quando invece ogni narrazione ha al centro, e declinato nei modi più diversi, il tema del conflitto. Ben sappiamo come le vie dell’inferno siano lastricate di buone intenzioni ma resta il fatto che, anche in anni recenti, vi sia stata su ciò una produzione editoriale intrisa di retorica e banalità. 

Ancora una volta se dovessi indicare un libro sulla pace non avrei dubbi nel suggerire La conferenza degli animali di Erich Kästner edito nel 1949 e oggi disponibile nel catalogo della Piemme con le illustrazioni originali di Walter Trier. Kästner durante gli anni del nazismo fu ridotto al silenzio, mentre Trier dovette fuggire in Canada. Ma la divisione del mondo in blocchi contrapposti, la corsa all’armamento atomico rischiavano di trascinare il mondo in una nuova tragedia. Nasce così questo intenso e delizioso racconto nel quale gli animali si riuniscono in una conferenza internazionale ribellandosi al potere degli uomini di stato e ai generali; non senza aver prima fatto provvisoriamente “sparire” tutti i bambini. Alla fine i capi di governo saranno costretti ad accettare i cinque punti dettati dalla Conferenza: l’abolizione delle frontiere; degli eserciti e delle guerre; la scienza e la tecnica al servizio dell’umanità; la drastica riduzione delle burocrazie e, dulcis in fundo, gli impiegati meglio pagati saranno gli insegnanti. Giacché “il compito di educare i bambini per farli diventare veri uomini è il più alto e il più difficile”. E, con ciò, si torna all’utopia rodariana. (Walter Fochesato) 

L’articolo è stato pubblicato nel monografico dedicato all’Agenda 2030, Andersen n. 387: oggi lo condividiamo sul nostro sito come spunto di riflessione attorno alla guerra in corso. 

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