L'ARTICOLO DEL MESE

Geografie dell’immaginario di Martina Russo

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In viaggio tra mondi reali, luoghi possibili e universi fantastici in occasione del convegno “Rileggere le mappe” al Tocatì 2015.

DI MARTINA RUSSO – C’è chi ha un planisfero appeso in salotto, chi le mappe le usa solo in macchina, chi si fa suggerire la strada dalla voce meccanica di un navigatore. E poi ci sono mappamondi, atlanti, cartine appese al muro della classe… La cartografia è il modo più rapido per comprendere le caratteristiche di uno spazio e di rendere più concreto un luogo, seppur lontano; ma cosa succede quando alla competenza razionale dietro alla rappresentazione di un contesto si affiancano le infinite possibilità dell’immaginario infantile?

È quello che si sono chiesti anche alla Internationale Jugendbibliotek di Monaco, nel preparare la mostra Giro del mondo in 70 mappe (Mit 70 Karten um die Welt), arrivata in Italia a settembre, alla Biblioteca Civica di Verona, nello specifico, in occasione del Tocatì, il Festival internazionale dei Giochi in Strada. Un’occasione per parlare proprio di cartografia e libri per ragazzi, con il convegno, il 20 settembre, Rileggere le mappe, in cui sono intervenuti Anna Patrucco Becchi, esperta di letteratura per ragazzi in rappresentanza della Internationale Jugendbibliothek; Sandra Vantini, docente di geografia presso l’Università di Verona; Albano Marcarini, urbanista e cartografo; Anselmo Roveda, coordinatore della rivista Andersen; Luca Ganzerla, studioso di letteratura per l’infanzia, Lorenza Pizzinelli, giornalista e coordinatrice della versione italiana della mostra.
Un vero e proprio percorso tra i percorsi, che invita il visitatore a fare suo lo sguardo dell’infanzia per approcciare un’insolita geografia: si comincia così dai mondi reali, si arriva a quelli possibili, si giunge ai mondi fantastici.

Dall’intento divulgativo a quello narrativo il passo è breve.
Che dire, ad esempio della mappa del Giappone nascosta da Taro Miura sulla pelle della mucca? (Tokyo, Media Vaca, 2007, inedito in Italia). L’autore ci invita a trovare la sua città, indicata dalla puntuta coda dell’animale, in un Giappone che spicca cromaticamente tra le macchie del bovino. Ma una mappa può diventare, nel libro per ragazzi, anche reinterpretazione artistica ed emotiva di una città. Peter Sis ad esempio, ne Il muro (Rizzoli, 2008) fa diventare Praga un vero e proprio labirinto, pieno di carri armati rossi: è il 20 agosto 1968, la fine della Primavera di Praga con l’avanzata dell’esercito sovietico.

Una mappa che diventa memoria, emozione, legata alla storia, mentre nel caso di Herman e Rosie (Motta Junior, n.e. 2015) di Gus Gordon, l’intento è intrinseco alla narrazione. La storia dei due protagonisti, un coccodrillo e una cerbiatta, diventa la storia di una grande città, New York, in cui non è poi impossibile sentirsi privi di riferimenti. Ed è così che tra le pagine si snoda la storia di quelle che inizialmente sono due solitudini, tra percorsi che si sfiorano, ma non si incontrano, tra incroci dove le strade sembrano dividersi, il tutto reso graficamente con la presenza sulla pagina delle cartine di New York, dalle mappe più tecniche alla rielaborazione dell’autore.

Se scaviamo tra i classici per ragazzi, d’altronde, ci rendiamo subito conto del ruolo che determinate geografie hanno ricoperto nella suggestione dell’immaginario collettivo. Le isole ad esempio: quella di Robinson Crusoe, o quella del tesoro di Stevenson, che proprio dalla mappa del figliastro – modificata di suo pugno – trasse ispirazione. Per non parlare dell’Isola che non c’è, la Neverland di Peter Pan, tale da comparire anche nella mappa di Kensington Garden, affianco alla vera e propria cartina del parco. Ma, in tema di luoghi fantastici, caratterizzati in maniera pseudo-cartografica dai loro autori, si può citare anche la valle dei Mumin di Tove Jansson, o il Bosco dei cento Acri di Winnie Puh. L’esempio che più facilmente viene in mente è però quello dell’epica Terra di mezzo di J.R.R. Tolkien, che in contemporanea alla stesura dei suoi libri Lo Hobbit e la trilogia de Il Signore degli anelli, preparò numerose mappe dei luoghi della storia: alcune divennero parte integrante dei libri, mentre molte rimasero inedite fino a dopo la morte.

Siamo nella realizzazione più accurata e particolareggiata di un mondo fantastico, non collocato nello spazio reale. Un approccio che ritroviamo in un altro grande cartografo dell’immaginario: François Place, che con il suo Atlas des géographes d’Orbæ (Castermann – Gallimard Jeunesse, inedito in Italia) e Il segreto di Orbae (Ippocampo, 2012) costruisce nel minimo dettaglio un probabile impossibile, scandendolo attraverso portolani e mappe che seguono l’andamento delle lettere dell’alfabeto nei tre volumi che compongono il primo titolo, viaggiando lungo le diciotto illustrazioni contenute nel cofanetto del secondo.

A scoprirne le strane creature e gli ambienti selvatici fino al paradosso, viene in mente un libro italiano, finalista dell’Andersen di quest’anno tra i libri di divulgazione, ovvero Cantalamappa (Electa Kids, 2014). Sì, perché se da una parte il viaggio dei due attempati protagonisti nati dalla penna di Wu Ming attraversa luoghi dell’impossibile, talvolta porta il lettore in territori sconosciuti (ai più) ma reali, giocando al confine tra realtà e fantasia. E qui, alle mappe vere e proprie, si affiancano le cartoline dei due viaggiatori, illustrate da Paolo Domeniconi, che ne coglie lo spirito un po’ vintage e l’atmosfera suggestiva. Ma proprio Cantalamappa nasce dall’esperienza laboratoriale degli autori con un altro libro edito da Electa, ovvero Mappe, premio Andersen 2014 come miglior libro di divulgazione. Un volume, quello degli autori polacchi Aleksandra e Daniel Mizielinscy che strizza l’occhio agli atlanti d’antan, riproducendo confini, costumi, caratteristiche di ogni singolo paese. Dai nomi più comuni per i bambini, al piatto tipico, passando per i monumenti o gli animali simbolo.
Rimanendo tra i Premi Andersen vale la pena ricordare ancora due esempi. Uno è Il libro delle terre immaginate (Ippocampo, 2009) di Guillaume Duprat: un viaggio tra mito e storia, antropologia e geografia, attraverso le rappresentazioni che l’uomo ha dato alla Terra.

L’altro è un’intera collana: quella di EDT-Giralangolo “LeMilleUnaMappa”, progettate da Luisella Arzani. Qui torniamo nel fantastico, con la rappresentazione degli ambienti su cui si muovono i protagonisti dei classici per l’infanzia o delle più conosicute fiabe della tradizione: dal  Viaggio al centro della Terra (di Laura Filipucci e Pino Pace), a Il meraviglioso viaggio di Pinocchio (di Anselmo Roveda e AntonGionata Ferrari), a La battaglia del Little Bighorn (di Giorgio Sommacal e Pino Pace), fino all’Itinerario del Giro del mondo in 80 giorni (di Paolo Domeniconi e Pino Pace). E, ancora: il viaggio di Ulisse, quello di Charles Darwin, la casetta di marzapane di Hänsel e Gretel, le scoperte di Alice, il bosco di Biancaneve. Sul fronte ogni mappa ripercorre il percorso dei protagonisti, mentre sul retro il lettore può trovare approfondimenti e suggestioni sulla vicenda.

Ma una cartina può indicare la strada tanto quanto può farla perdere: e forse non consiste anche in questo il fascino di un viaggio? Una via di fuga: questo è quello che trova nella grande cartina appesa al muro il protagonista de La mappa dei sogni (Il Castoro, 2008) di Uri Shulevitz. Una vicenda autobiografica per raccontare, tra parole e immagini, la storia di un un bambino costretto a lasciare Varsavia durante la seconda Guerra Mondiale e che trova nel grande planisfero comprato dal papà un’ancora di salvezza, un rifugio per sopravvivere alle difficoltà della partenza.
Mappe per perdersi dunque, ma anche per ritrovarsi. E per ritrovare particolari nascosti.

Concludiamo questa breve panoramica con due albi, che, pur non riportando sulle pagine cartine o indicazioni stradali, forniscono al lettore una rappresentazione insolita degli spazi, una geografia dell’immaginario in cui è fondamentale aguzzare la vista. È il caso di Tortintavola. Ma la torta dov’è? (Beisler, 2011) di Thé Tiong-Khing e Una canzone da orsi (Panini, 2013) di Benjamin Chaud: tavole disseminate di dettagli, che seguono la precipitosa fuga – dei due topi nel primo caso, dell’orsetto e, dietro, del suo papà, nel secondo – attraverso i boschi o la città. Al lettore il compito di trovare le storie nella storia, muovendosi nello spazio a caccia di dettagli che, per l’appunto, richiamano alla mente la precisione cartografica.

[Questo articolo è stato pubblicato su Andersen n.327 – novembre 2015. Scopri il resto del numero qui.]

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