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Le bambine vogliono contare di Lara Vozella

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illustrazione di David Roberts per “Ada la scienziata” di Andrea Beaty (De Agostini)

“La tutela dei diritti delle donne inizia in libreria. Non priviamo le nostre bambine del diritto a leggere libri scientifici. A tutti quelli che compreranno un libro nella sezione scienze per una bambina offrirò un bel caffè”. È il cartello comparso nel periodo natalizio tra gli scaffali della libreria vincitrice del Premio Gianna e Roberto Denti 2016: la libreria Controvento di Telese Terme in Campania. È la petizione lanciata dalla proprietaria Filomena Grimaldi – e da sua sorella – dopo aver riscontrato una difficoltà quotidiana nel consigliare un libro a tema scientifico per una bambina. “Non è un problema solo del Sud”, afferma la Grimaldi in occasione dell’incontro La scienza è un gioco da ragazze, organizzato dalla casa editrice Editoriale Scienza alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna per riflettere su come superare la convinzione che le letture scientifiche per l’infanzia siano da maschio, “l’ho notato anche quando lavoravo nel centro di Milano, in Toscana e in Umbria”. E prosegue: “Con questa iniziativa non stiamo dicendo che tutte le bambine devono diventare scienziate, ma che tutte le bambine e i bambini devono ricevere stimoli a 360°”. Questo vuol dire anche sostenere e incoraggiare le aspirazioni per il loro futuro senza considerarle una stretta conseguenza dell’essere maschio o femmina. Come suggerisce l’esperienza della Grimaldi non è sempre così. I risultati 2012 e 2015 degli studi PISA- l’indagine promossa dall’OCSE allo scopo di valutare ogni tre anni il livello di istruzione degli studenti di 15 anni in decine di paesi in tutto il mondo – lo confermano. I genitori sono più propensi a pensare che i figli, piuttosto che le figlie, lavoreranno in un campo scientifico, tecnologico, ingegneristico o della matematica – anche a parità di risultati in matematica. A loro volta le ragazze sono circa quattro volte meno propense dell’altro sesso ad immaginare il loro futuro professionale nel campo scientifico e tecnologico. Non solo. Dichiarano frequentemente il timore di non riuscire a padroneggiare le difficoltà della disciplina. Un ostacolo sembrerebbe essere proprio la scarsa fiducia in sé. Infatti quando ragazzi e ragazze hanno gli stessi livelli di autostima, le differenze nei test PISA sono più piccole. 

Gli stereotipi di una scarsa predisposizione delle ragazze verso le cosiddette discipline STEM (Science, Technology, Engineering, and Mathematics) si traducono in una difficoltà di accesso alle carriere tecnico-scientifiche (per esempio, secondo un’indagine mondiale dell’UNESCO, le ricercatrici nell’ambito scientifico sono il 29%) che costituiscono e costituiranno sempre più in futuro un importante bacino di opportunità professionali. Un atteggiamento favorevole nei confronti della scienza e una sua comprensione sono necessari non solo per le persone le cui carriere dipendono direttamente dalle conoscenze scientifiche, ma anche per riuscire a prendere decisioni con cognizione di causa in merito alle questioni controverse oggi in discussione. 

Per queste ragioni è importante favorire la scienza anche tra le ragazze superando i preconcetti e il divario di genere. Occorre smontare il binomio genialità-maschio e l’idea che dedicarsi a queste discipline sia solo frutto di eccezionale vivacità intellettuale e non di duro lavoro. Ed è necessario fare questo lavoro fin dalla primissima infanzia come suggerisce una ricerca pubblicata su Science, una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo. Fino ai cinque anni, bambini e bambine si percepiscono ugualmente brillanti. A sei anni le bambine non associano più la particolare intelligenza al loro sesso e per di più, tendono ad evitare le attività che considerano troppo difficili per loro. 

Come poter recuperare? In particolare, cosa possono fare le case editrici per l’infanzia? 

“Liberare l’immaginario di bambine e bambini sul proprio futuro”, afferma Monica Martinelli fondatrice di Settenove, casa editrice dedicata alla prevenzione delle discriminazioni e della violenza di genere, “proponendo storie che non diano risposte preconfezionate, ma che forniscano strumenti per ragionare criticamente e potersi così allontanare da pregiudizi e stereotipi. Storie che una volta lette restituiscano l’idea che non è il proprio sesso biologico a limitare le proprie scelte e aspirazioni. Storie che rispecchino la realtà perché nella società esistono esempi positivi in tal senso”. Se si pensa alla scienza, nella realtà esistono donne che seguendo la loro passione sono diventate ricercatrici. Raccontare le loro vite, toglierle dall’anonimato è un modo per “dare alle bambine un punto di riferimento e incoraggiarle ad avere fiducia nelle loro passioni. Prima di lottare per una cosa, bisogna poter immaginare che sia possibile. Solo così, anche nei momenti più difficili, si riesce a non mollare”. Sono parole di Sabina Stavro, responsabile della casa editrice Editoriale Scienza. Quasi 15 anni fa, nel catalogo comparve il primo volume della collana “Le donne nella scienza”, una raccolta di biografie di grandi personalità del pensiero scientifico che hanno seguito la loro passione senza rinunciare alla loro vita personale. Quest’ultimo aspetto è cruciale. “Spesso quando si racconta di donne scienziate è sempre sottolineato che hanno rinunciato alla loro vita privata”, racconta Della Passarelli, direttrice editoriale di Sinnos, “e questo non vale per gli uomini. Loro possono dedicarsi a una vita professionale impegnativa senza rinunciare a una famiglia perché hanno delle donne accanto”. La cura della famiglia sembra essere uno dei motivi di abbandono della carriera scientifica tra le donne. Nei paesi OCSE, sono in numero maggiore tra gli iscritti all’università, tra i laureati e i dottorandi, ma entrano con più difficoltà degli uomini nelle professioni legate alla ricerca. “È quindi importante e prezioso, leggere di madri e padri che condividono la cura dei figli, di donne che senza togliere serenità al quadro famigliare lasciano la casa per andare a lavorare” (Scosse, Leggere senza stereotipi, Settenove, 2015). È necessario un processo educativo che coinvolga l’intera società, non solo le bambine, le ragazze e le donne. “Bisogna fare attenzione a non dimenticarci dei maschi. Dobbiamo da editori”, afferma Della Passarelli, “mostrare a bambine e bambini relazioni basate su una parità fra i generi, di tutela delle differenze, e di possibilità di entrare l’uno nel campo dell’altro”. Dello stesso parere la Stavro che si augura che la collana sulle donne scienziate sia letta anche dai bambini.

Qualcosa quindi, si sta muovendo nell’editoria. E non solo. L’UNESCO ha fissato all’11 febbraio la Giornata mondiale delle donne e delle ragazze nella scienza. In Italia, il Dipartimento delle pari opportunità in collaborazione con il Miur promuove l’iniziativa Il mese delle STEM – Le studentesse vogliono contare!, dedicando il mese di marzo ad eventi realizzati nelle scuole con lo scopo di sensibilizzare i docenti sul tema e di incoraggiare le studentesse ad approfondire le tematiche tecnico-scientifiche. E la stessa petizione di Filomena Grimaldi è diventata virale. Di caffè ne ha offerto solo uno, ma ora nella sua libreria c’è un cestino pieno di libri scientifici “sospesi”. Libri comprati e lasciati in libreria che aspettano di scivolare nelle mani di una bambina, affinché non le venga negata la libertà di conoscere il mondo anche attraverso la scienza. 

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